Lavoriamo per una società a misura di donna

La politica e le istituzioni ‘‘devono lavorare alla costruzione di una società migliore e un po’ più a misura di donna. Ciò significa proporre maggiore servizi, sostenere il doppio ruolo che divide le donne tra occupazione e famiglia, garantire parità di trattamento fra i sessi nel mercato del lavoro, potenziare il part-time“. E’ il messaggio del Ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, che questa mattina al Quirinale ha aperto la cerimonia per la Giornata internazionale della donna, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

“Dobbiamo essere sinceri – ha proseguito il Ministro, “e ammettere che sulla parità tra i sessi l’Italia sconta un ritardo storico e culturale rispetto a molti altri Paesi europei. Il governo fa la sua parte, la sta facendo, ma il problema deve essere risolto alla radice attraverso una rivoluzione, oltre che culturale, dei costumi, dei comportamenti, attraverso il superamento di una mentalità arroccata su posizioni arretrate e anacronistiche”.

Il Ministro ha affermato anche la necessità di “un nuovo patto intergenerazionale fondato su basi diverse, per il benessere e la coesione della società”. “La solidarietà fra diverse generazioni è quella che oggi – osserva ancora Carfagna – consente pur tra mille difficoltà quotidiane a molte italiane di essere madri affettuose e professioniste capaci. Ma che ora non è più sufficiente”. Un richiamo è stato fatto anche a “quei vertici delle aziende che considerano talvolta un peso, invece che una risorsa, una donna che aspetta un figlio”.

Nel descrivere le italiane del futuro, poi, il Ministro ha dedicato un’ampia parte del suo intervento al tema dell’integrazione. “Se penso alle donne di domani non posso non immaginare giovani italiane con la pelle scura, gli occhi a mandorla, i tratti diversi dai nostri. Immigrate e le loro figlie, insomma, che dovranno essere completamente integrate nel Paese”.

Quanto al processo di integrazione, che ”è quanto mai urgente avviare”, Carfagna sostiene che dovrebbe partire dalle scuole, dove già oggi bambini e bambine, italiani e stranieri, imparano l’un l’altro, in un esercizio continuo, a volte inconsapevole, di considerazione e rispetto reciproco: “sono loro gli uomini e le donne del futuro”. Infine, il Ministro ha voluto ricordare le tragiche storie di Hina, Sanaa e Almas, le giovani donne immigrate che sono state uccise perché “volevano vivere da occidentali”.