Dal centrosinistra un osanna per Mara. Da ministro «chiacchierato» a icona

di Patrizio Mannu per il Corriere del Mezzogiorno.it

Fenomenologia di Mara Carfagna: da ministro vituperato (ricordate Sabina Guzzanti e i suoi affondi su presunte licenziose intercettazioni fra lei e il premier?) a icona del centrosinistra (dopo sdoganamento ad opera della comunità omosessuale). Dall’Unità al Fatto quotidiano fino al puntuto Michele Serra su Repubblica, è un susseguirsi di osanna.

La salernitana Mara, in questo governo ministro per le Pari opportunità, avendo già messo tutti d’accordo nel Pdl, ha ora convinto anche gli avversari. La mossa giusta l’ha azzeccata in occasione della VI Giornata mondiale contro l’omofobia, quando rivolgendosi a Paola Concia, deputata del Pd e esponente della comunità Lgbt, l’ha ringraziata «per avermi aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto ormai ampiamente superato» (17 maggio 2010).

«Un passo avanti» lo giudica l’Unità, per una donna che nel 2007, da deputata forzista, in occasione del Gay pride dichiarò che «i gay sono costituzionalmente sterili». Concia ringrazia: «Il cambio di opinione della Carfagna è sincero. Ha chiesto scusa dei suoi limiti. Magari l’avesse fatto anche Scajola». Lodi anche da Franco Grillini, storico leader dell’Arcigay: «Era partita male, poi si è circondata di collaboratori validi. Diciamoci la verità: la sua campagna contro l’omofobia il centrosinistra non l’ha fatta» (18 maggio 2010). Lo stesso giorno Michele Serra su Repubblica verga: «Grazie infine a Carfagna e Concia per averci concesso il lusso di scrivere per una volta un articolo benevolo e, ancor più rara eccezione, ottimista» (a proposito della Giornata contro l’omofobia).

Insomma, non è detto che andasse a finire così per l’«attenta» (come ci spiegherà più avanti Luigi Crespi) Mara, la ministra più bella del mondo, come ebbero a definirla il tedesco Bild e l’inglese Times. Fino a qualche mese fa di lei si parlava più per il gossip che per le cose fatte; le foto più ricercate e pubblicate erano quelle che rimandavano a calendari sexy; su Google alla voce Mara Carfagna, ancora compaiono immagini discinte (insomma un passato che perseguita). Giusto per chiudere, sul social network Facebook, sono cinque i profili a suo nome e con sue foto (evidentemente non propriamente suoi). In due anni, invece, il ministro per le Pari opportunità ha introdotto la legge sullo stalking; ha presentato un ddl (al vaglio delle Camere) che introduce multe e carcere contro la prostituzione in strada; quello per la creazione del garante per l’infanzia; quello contro le violenze sessuali e quello sulla protezione dei minori contro sfruttamento e abuso sessuale.