
Chi ostacola l’integrazione di una giovane o un giovane immigrato non compie un reato qualunque, ma attenta ai valori della nostra democrazia. Una democrazia che riconosce pari diritti e dignità agli uomini e alle donne, che non ammette alcuna forma di sopraffazione o violenza.
La sentenza contro il padre di Sanaa è storica perché sancisce questo principio e, infatti, ha riconosciuto un risarcimento simbolico al Ministro per le Pari Opportunità che, per la prima volta, si era costituito parte civile nel processo. La pena, severa, è giusta. Da oggi è chiaro a tutti che non è ammesso alcun relativismo culturale agli occhi della legge, che è uguale per tutti, ed esiste a tutela di tutti.
Le istituzioni stanno in maniera netta dalla parte delle vittime e un processo come quello che si è appena concluso dimostra che le giovani immigrate si possono fidare del nostro Paese, devono denunciare i loro aguzzini e riprendersi la libertà che qui viene loro riconosciuta.
Tag: democrazia, immigrazione, Mara Carfagna, sanaa








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Giustissima la sentenza, sarebbe stata uguale se si fosse trattato di un italiano e/o italiana?
Io non credo, vedi il caso Cogne. Come mai? Ma sta bebedetta legge è o non è uguale per tutti?