Ciao, Presidente

Oggi ci ha lasciati una persona, un uomo, che mi mancherà molto. Il Presidente emerito della Repubblica e Senatore a vita, Francesco Cossiga, ci lascia un’inestimabile eredità: fedele servitore dello Stato e delle Istituzioni, grazie al suo prezioso operato ha contribuito alla crescita del Paese. Io, che ho avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarlo, lo posso dire: era un uomo di profonda saggezza e lungimiranza, ma di altrettanta umanità. Era dotato di grande acume ed intelligenza, doti che tutti oggi gli riconoscono nel momento del commiato, ma per le quali è stato anche aspramente criticato durante il suo lungo e brillante percorso politico. Francesco Cossiga era un uomo complesso e, per questa ragione, lineare. In lui era forte la fede cattolica, ma era altrettanto consapevole della necessità di difendere l’anima laica della Stato. Per noi giovani politici non può che essere un esempio. E’ stato il più giovane sottosegretario alla Difesa, il più giovane ministro degli Interni, il più giovane presidente del Consiglio, il più giovane presidente del Senato ed infine, a 57 anni, il più giovane Presidente della Repubblica

Questo suo essere sempre “il più giovane”, è sprone e insegnamento per chi, come me, si è avvicinata alla politica, con passione e dedizione. Io gli sono molto grata anche perchè, proprio in virtù della sua “giovinezza politica”, mi ha sempre incoraggiata a “fare politica”, senza badare ad altro. Mi è stato vicino nei momenti felici ed anche in quelli difficili

In lui ho trovato un punto di riferimento e confronto di altissimo valore, perché per Cossiga servire il Paese significava anche preparare le nuove leve della politica, come fece con me

Lo dimostrò quando accettò di curare la prefazione del mio “Stelle a Destra”, volendo essermi vicino alla conferenza stampa di presentazione e manifestando grande attenzione alle tematiche delle Pari Opportunità. Perché Francesco Cossiga, come tutti i grandi uomini, non è mai rimasto ancorato al passato, ma percepiva il mutare della società e della politica e lavorava perché la Nazione potesse essere sempre al passo con i tempi. Se ora viviamo in “questa Italia”, così moderna, lo dobbiamo anche al Presidente. Ed e’ una ragione in più per piangere, oggi, la sua scomparsa.