All’Assemblea Generale dell’Onu: con Obama, dalla parte delle donne, per un mondo migliore

Ho assistito, poco fa, all’apertura del dibattito della 65esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ho partecipato, in rappresentanza del governo, insieme al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il primo intervento, il più atteso, e’ stato quello del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Le parole che ha pronunciato sono state dense di significato, ci hanno ricordato le possibilita’ che tutti noi abbiamo di contribuire ad un mondo più giusto. Il suo è stato un intervento di pace, un appello ai Paesi del Medio Oriente perché intraprendano la via del dialogo, una chiamata al mondo perche’ si impegni a lasciare ai suoi figli, ai nostri figli, un pianeta pacificato, senza più sofferenza.

Non parliamo per retorica, non parliamo di un’utopia: in questa Assemblea tutti i Paesi seduti al tavolo delle Nazioni Unite si sono impegnati a sviluppare gli obiettivi del Millennio, la lotta alla fame nel mondo, alla mortalità materna ed infantile, entro il 2015. Già domani, quindi, questo traguardo sarà più vicino. E ci impegneremo tutti per questo, ognuno nel suo piccolo. Obama ci ha ricordato che la tirannia e’ ancora tra di noi ogni volta che i Talebani uccidono le ragazze che cercano di andare a scuola, il regime Nord Coreano che rende schiavo il suo popolo, o quando i gruppi armati che, nel Congo-Kinshasa, usano lo stupro come arma di guerra. Ed è così! Siamo dalla parte di Obama perché, come lui stesso ha ribadito, l’Occidente del mondo ha il dovere di impedire che in Medio Oriente le donne siano le prime vittime dell’integralismo. In nessuna parte del mondo possiamo permettere che si neghi il diritto all’istruzione delle donne o che queste siano punite con la violenza, o addirittura con la morte, solo perché rivendicano i più basilari diritti umani, di cui ogni democrazia occidentale, come l’Italia, è portavoce.

E’ per questo che, come Ministro per le Pari Opportunità, non posso che condividere e rilanciare quanto già detto dal Ministro degli Esteri, il collega Franco Frattini: l’Italia investirà, tramite un Trust Fund presso la Banca Mondiale, 1.35 milioni di dollari per l’imprenditoria femminile nei Paesi in via di sviluppo, e rilancerà le operazioni di peacekeeping nel mondo. Sono consapevole dello sforzo, assolutamente ben calibrato, in un periodo di difficoltà economica come questo. Ma sono anche convinta che ci si debba saper impegnare in quei ragionamenti a lungo termine. Perché migliorando la condizione di donne e bambini nel mondo si guarisce il mondo. Dopotutto, pensateci: sono i Paesi in cui le donne e i bambini vengono martirizzati a far da cellule per il terrorismo che minaccia anche la parte di mondo in cui noi viviamo. Non possiamo voltare lo sguardo dall’altra parte. Lo avrà pensato anche Ban Ki-moon, il Segretario Generale dell’Onu, quando ieri ci ha annunciato che le Nazioni Unite stanzieranno 40 miliardi di dollari per finanziare strategie congiunte a livello internazionale in programmi finalizzati a salvaguardare la salute di donne e bambini nel mondo. L’iniziativa, ci ha detto il Segretario Generale, permetterà di salvare 16 milioni di vite entro il 2015.Oggi, quel mondo migliore tra cinque anni è ancora più vicino, penso io.