No al voto, prima di tutto l’interesse del Paese

Da Clandestinoweb.com intervista al ministro Mara Carfagna – Ore convulse, frenetiche. Di trattative notturne e di riflessione. A Salerno, poco prima dell’inizio dei lavori della Scuola di partito, dove c’e’ anche Mara Carfagna, il telefono del ministro delle Pari opportunita’ squilla libero. “Pronto…”. Nel momento piu’ delicato della Legislatura, con la borsa sotto assedio e l’altalena dello spread a sballottolare i mercati, la Carfagna non si e’ ancora pronunciata sull’enigma che sta attanagliando il Pdl.

Allora ministro, governo tecnico o elezioni subito?
Il Popolo della liberta’ e’ un partito vero e come tutti i partiti discute al proprio interno. La questione la esamineremo domani, nel corso del comitato di presidenza, e prenderemo la nostra decisione.

E lei quale posizione sosterra’ in quella sede?
Ci troviamo in un momento e in un contesto straordinario. E’ in atto un attacco speculativo ai danni del nostro Paese che sta rappresentando in ambito internazionale un’Italia diversa da quella reale. Credo che sia il momento di mettere da parte i particolarismi, superare i contrasti e arrivare ad una sintesi nell’interesse della Nazione.

Un ragionamento che, mi pare di capire, porti dritto al governo tecnico?
Un governo che dovrebbe essere sostenuto da tutte le forze politiche. So che si tratta di un’anomalia, ma il momento stesso che attraversiamo e’ assolutamente anomalo. Questo dovrebbe spingere le forze politiche a fare uno sforzo nell’interesse del Paese, sostenendo un governo a forte caratterizzazione tecnica per varare insieme tutte quelle riforme che servono a mettere il Paese al riparo dalla tempesta economica e finanziaria. E questo anche a costo di sacrificare gli interessi di parte.

E questo governo puo’ essere Monti a guidarlo?
Francamente non voglio discutere ora di dettagli e, tanto meno, di nomi. Ma di sicuro la mia posizione sulla questione e’ chiara: una tornata elettorale in questo momento non sarebbe utile agli interessi del Paese. Andare alle urne subito vorrebbe dire esporre l’Italia ad almeno altri tre o quattro mesi di instabilita’. E sarebbe un errore che dobbiamo evitare di commettere.

di Antonio Pitoni