“Stalking, il silenzio criminale”. Ne abbiamo parlato a Pisa


Credo che una delle iniziative che ho portato a termine da Ministro per le Pari Opportunità della quale vado maggiormente fiera è l’introduzione, nel nostro ordinamento, del reato di stalking.
Anzi, no. La cosa della quale vado maggiormente fiera è il fatto che, da quel giorno di febbraio del 2009 in poi, in Italia è iniziato un cambiamento culturale. Oggi di stalking si parla. Finalmente, aggiungo io. Ne abbiamo parlato a Pisa oggi pomeriggio, per esempio. Alla presenza di chi gli atti persecutori li ha subiti, insieme a chi ogni giorno cerca di combatterli. Ma anche insieme a quelle persone, giornalisti prevalentemente, che le storie di stalking le raccontano; per fare in modo che dall’esempio di una persona, altre trovino il coraggio di denunciare e mettere fine a una catena di sofferenza: “Stalking,il silenzio criminale”, il titolo del convegno.
Si tratta di un fenomeno del tutto trasversale: non esiste un identikit preciso dello stalker; può essere o diventare chiunque, purtroppo. Il che, ovviamente, rende tutto più complesso. Lo stalking è un reato che ha vari ambiti e forme di applicazione, connesse ad altrettanti problemi delle donne in Italia. Viviamo in un’epoca in cui d’amore si muore, purtroppo. Per questa ragione servono leggi certe – l’Italia se n’è dotata -, ma è necessario che queste leggi vengano applicate.
Qualche giorno fa il relatore speciale dell’Onu sulla violenza contro le donne Rashida Manjoo, ha riconosciuto gli sforzi messi in atto dall’Italia negli ultimi anni,attraverso l’adozione di leggi e politiche, incluso il Piano Nazionale contro la violenza. Ma ha aggiunto che ancora è possibile fare qualcosa sia per far sì che diminuiscano i “femminicidi”, sia per migliorare la condizione di vita delle donne e delle bambine. Questo è un momento politico favorevole alla discussione per il nostro Paese, utile per riuscire a fare un passo avanti tutti insieme. E’ necessario rispondere con i fatti all’invito della Manjoo, magari sollecitando il Ministro Fornero affinché la sua delega alle Pari Opportunità non diventi un affare di seconda classe.