Carfagna: più solidarietà unica via per uscire dalla crisi
Il Messaggero, 20 luglio 2012 – di Franca Giansoldati
L’argomento è d’attualità. Eccome. Perché quando le risorse economiche a disposizione si assottigliano e, di conseguenza, allo Stato viene ridotta la possibilità di intervenire per livellare gli squilibri sociali, si fanno inevitabilmente largo sentimenti negativi. Egoismi, discriminazioni, divisioni avanzano strisciando, i diritti delle minoranze si indeboliscono, la voce dei bisognosi finisce per essere ignorata, e chi ha meno tutele è destinato all’emarginazione. “Includere è la condizione per fare crescere e progredire il nostro Paese” ha detto l’ex Ministro per le Pario Opportunità, Mara Carfagna.
Può capitare, per esempio, che la presenza degli immigrati finisca per essere percepita con ostilità, o che l’integrazione dei rom venga vista come un esercizio inutile e dispendioso. E così di pari passo cresce anche la disgregazione del tessuto sociale. Il Ministro Andrea Riccardi ha sintetizzato subito il problema che ha sta attraversando l’Europa intera, Italia compresa, e da come ha affrontato il tema è sembrato lanciare un grido di allarme: “Stiamo vivendo una grande crisi economico-finanziaria che ha imposto una politica severa e di tagli che hanno toccato da vicino la vita della gente. Stavolta, però, siamo di fronte a una crisi nella crisi, che è poi la crisi di vivere sociale, della comunità, della famiglia”.
La deriva sembra dietro l’angolo. Il rischio peggiore è che la gente possa credere che i diritti individuali siano in pericolo per l’avanzata di altri diritti, quelli delle minoranze, degli stranieri, dei deboli.
Nella grande sala ricavata nel Tempio di Adriano, a due passi da Montecitorio, ieri mattina ha debuttato l’Associazione “Diritti in cammino”, un organismo fondato da Mara Carfagna, assieme ad Isabella Rauti, Paola Concia, deputato Pd in prima linea per i diritti degli omosessuali, Alessandro Ruben, deputato di Fli, e altre personalità.
Il tema della tavola rotonda “I costi delle diseguaglianze sociali in tempi di crisi”, ha introdotto la riflessione del presidente Giorgio Napolitano. In un messaggio fatto avere all’ex ministro per le pari opportunità invitava a considerare che “le attuali difficoltà economiche acuiscono le diseguaglianze pregresse e ne generano di nuove”. Esistono però strategie efficaci: “Non è più accettabile che preziose risorse e capacità umane restino compresse da vecchi privilegi, da protezionismi a senso unico, da assurde discriminazioni. Queste disuguaglianze non rappresentano solo una negazione dei nostri valori costituzionali, ma incidono negativamente anche sulla capacità di sviluppo del Paese”.
Alle parole del capo dello Stato sono seguiti gli interventi del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, del professore Roger Abravanel, del direttore dell’Istat’, Enrico Giovannini, e di quello del Censis, Giuseppe Roma, e dell’economista Irene Tinagli. Tutti hanno insistito sul bisogno di investire nella formazione, nell’istruzione, un antidoto certo contro tensioni sociali. Il pericolo peggiore all’orizzonte è che i sacrifici a cui siamo chiamati possano degenerare e far nascere nuove tensioni sociali. La cosa peggiore è restare immobili. Riccardi ha insistito: “Bisogna riproporre una cultura dei diritti e del legame sociale anche perché l’uomo infragilito si abitua a mettere sotto silenzio i diritti degli altri”.





