C’è bisogno delle donne per promuovere la pace

Esattamente un anno fa, il 7 ottobre del 2011, il comitato norvegese che assegna il Premio Nobel, decideva che il riconoscimento per la pace sarebbe andato a tre donne. Si trattava della presidente della Liberia Ellen Johnsonn Sirleaf, la connazionale Leymah Gbowee,promotrice di una mobilitazione femminile contro la guerra civile, e l’attivista yemenita per la democrazia Tawakkul Karman.

Un riconoscimento per il loro impegno a favore del diritto delle donne a partecipare ai processi democratici e, quindi, per lo sviluppo della democrazia nel mondo. Un anno fa il premio nobel rappresentò un contributo concreto alla fine dell’oppressione delle donne nei molti Paesi del mondo dove questa ancora resiste.

A distanza di un anno, però, la situazione pare non essere cambiata. Anzi. Penso a quanto sta accadendo in Egitto, dove la Carta Costituzionale è messa in discussione dagli estremisti islamici. In particolare, la “nuova” Costituzione, all’articolo 36 prevederebbe: «Le donne hanno uguali diritti rispetto agli uomini, in accordo con i precetti della tradizione islamica». La tradizione islamica, appunto.

Si parla di rendere non perseguibili le molestie sessuali, di abolire il minimo di 18 di età per contrarre matrimonio; di depenalizzare le mutilazioni genitali femminili perché considerata una questione da risolvere tra le mura domestiche.

Provvedimenti che, se attuati, rischiano di far cadere un intero Paese in un baratro di inciviltà. Per questo sono convinta che la stessa attenzione e lo stesso sostegno che il mondo occidentale prestò alle rivoluzioni arabe, debbano oggi essere rivolti a queste vicende.

E’ necessario che tutti facciano sentire la propria voce.

Nulla può giustificare che anni di conquiste femminili siano messi in discussione; nessuno può tollerare che siano permesse le mutilazioni genitali, i matrimoni con spose bambine o addirittura la previsione normativa che le donne siano inferiori agli uomini.

Se l’obiettivo comune è quello di costruire democrazie compiute e mature, è necessario che tutti i Paesi contribuiscano affinché le donne possano vedersi riconosciute le stesse opportunità degli uomini. Le donne oggi possono diventare il motore effettivo non solo della ripresa ma anche del nuovo sistema economico mondiale che sarà.
Occuparsi di loro, delle donne, dunque, significa occuparsi del benessere di tutti, far crescere e sviluppare un Paese prima ed un mondo dopo, più equo, più giusto, e quindi promuovere la pace.