Omofobia. Serve una legge che funzioni, ecco perché mi sono astenuta

Oggi in commissione Giustizia, alla Camera dei Deputati, siamo stati chiamati a votare un nuovo testo di legge contro l’omofobia. E’ la terza formulazione che discutiamo in questa legislatura: questa volta la proposta prevedeva l’estensione della cosiddetta Legge Mancino, del reato di opinione. Io, non da oggi, penso che ci sia il bisogno di una buona legge finalizzata a cancellare questo odioso ed inaccettabile fenomeno.

Non da oggi ritengo che lo strumento più adeguato, che metterebbe il nostro Paese alla pari con gli Stati più moderni, sia l’introduzione di un’aggravante per reati commessi con finalità di discriminazione nei confronti di persone ritenute diverse. Un surplus di pena per chi commette un reato in nome di una presunta superiorità, un intervento che marchi il disvalore di questi atti e che sanzioni pesantemente, in linea con quanto previsto dal Trattato di Lisbona, tutte le tipologie di discriminazione previste dalla normativa europea: orientamento sessuale, ma anche disabilità, sesso, razza, religione, età.
L’importante, ora, è fare qualcosa, perché la cronaca ci dimostra che non si puo’ più attendere. E’ questa la ragione per cui oggi, a differenza dei colleghi del Pdl, non ho votato contro il testo, ma ho deciso di astenermi. L’iter della legge, nonostante la bocciatura in commissione, non si ferma. Mi auguro che in previsione del passaggio della legge in Aula si riesca a trovare una soluzione condivisa, equilibrata e a giungere finalmente all’approvazione definitiva della legge. Una normativa più completa contro le discriminazioni è, tra l’altro, uno degli scopi dell’associazione Diritti in Cammino che ho voluto fondare alcuni mesi fa, insieme ad un gruppo trasversale di deputati e senatori, uomini e donne.