Violenza sulle donne: una proposta di legge per introdurre le “aggravanti per femminicidio”

In vista della Giornata contro la violenza sulle donne, che si celebra il 25 novembre di ogni anno, la collega Giulia Bongiorno ed io, abbiamo presentato una proposta di legge che prevede l’inserimento, nel nostro ordinamento, del reato di “femminicidio aggravato”. Se questa proposta dovesse diventare legge, insomma, chi uccide una donna in ragione di una presunta lesione dell’onore o di una supposta violazione di norme morali, sociali o religiose, sarà punito con l’ergastolo. Vogliamo che sia punito con il massimo della pena chi uccide una donna perché non tollera e non accetta la sua libertà, la sua volontà di autodeterminazione.

Una legge, quella presentata stamattina, che trovo utile e opportuna, sopratutto alla luce di un’escalation di violenza che sta interessando l’Italia e che vede come vittime donne, italiane ma spesso anche immigrate. La legge prevede anche l’inserimento del reato di “matrimonio forzato”: una pratica che si sta diffondendo anche in Italia e alla quale spesso giovani “promesse spose” straniere decidono di ribellarsi, pagando con la propria esistenza. Tanti parlano di continuità con il governo Monti; io, invece, oggi ho auspicato continuità con il lavoro svolto in questa legislatura a favore delle donne italiane. La legge sullo stalking, quella che ha introdotto le aggravanti per il reato di violenza sessuale e poi ancora la legge sulle quote rosa, quella sulla doppia preferenza di genere sono tutte leggi frutto del lavoro di uno schieramento
trasversale di donne che hanno garantito un clima di maturità e che hanno portato il nostro Paese ad avere, rispetto a quattro anni fa, una legislazione sui diritti delle donne molto più completa ed efficace. Con la proposta di legge contro il femminicidio – un termine sempre più diffuso, ma che non amo particolarmente – vogliamo dimostrare che non ci fermiamo. Che quella della violenza sulle donne è una tragedia quotidiana che deve essere fermata, in tutti i modi. E noi, donne, vogliamo fare la nostra parte.

[Foto ANSA]