Regaliamoci una nuova Liberazione

La giornata di oggi potrebbe essere davvero una Liberazione. Non dalla dittatura, s’intende, perché quella per fortuna non c’è più, ma dalla schiavitù della contrapposizione frontale del sistema politico, della divisione un po’ artificiosa tra “berlusconiani” e “antiberlusconiani”, due circostanze che ci hanno inchiodato ad un’altra schiavitù, quella di un sistema politico lento, poco efficiente, che ha condannato il Paese ai dati economici che conosciamo, all’emergenza lavoro, alle nuove povertà.

Perché proprio oggi, il 25 aprile? Come sapete il premier incaricato, Enrico Letta, che è il giovane vicepresidente del Partito democratico, svolgerà il suo giro di consultazioni. Incontrerà in questa giornata i rappresentanti degli altri partiti politici, Pdl compreso. Il mandato che ha ricevuto Letta è a costruire un governo che sappia dare rapidamente le risposte alle domande del Paese: disoccupazione, recessione, scarsa competitività, disuguaglianze sociali.

Tutti abbiamo il dovere di mettere da parte le ragioni che per un ventennio ci hanno diviso e pensare a quelle – certamente più numerose – che ci uniscono. Ce lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ancora poco fa: <Come nella Liberazione, oggi servono unità e coraggio>. Questa unità e questo coraggio servono al sistema politico come il pane a chi fa fatica a comprarsi da mangiare. E’ stato lui, accettando il sacrificio di rimanere Capo dello Stato nonostante l’età e la fatica, a ricordarci che la politica è irrinunciabile e che non può essere fine a se stessa, ma esiste in quanto deve poter risolvere i problemi.

La Liberazione che vorrei per oggi, dunque, è quella dalle furbizie (Napolitano l’ha chiamato “tatticismo” davanti alle Camere), dai personalismi, dagli egoismi. Il mio partito, il Popolo della libertà, ha perso e contemporaneamente vinto le elezioni Politiche esattamente come il Partito democratico. Entrambe le formazioni hanno ricevuto la fiducia di milioni di italiani, ma ne hanno lasciati per strada una grossa fetta. Non serve un politologo per capire che questa non-vittoria dell’intero sistema è un segnale che una stagione si è chiusa, bisogna necessariamente aprirne un’altra, non rispondere ai cittadini che non ci hanno votato con un “arrangiatevi!”. Hanno scelto quest’ultima opzione Sel e Fratelli d’Italia, magari pensando di capitalizzare qualche voto in più in caso di elezioni anticipate, chiamandosi fuori da questa grande azione di responsabilità del sistema politico.

La giornata di oggi sarà una vera Liberazione se alle consultazioni al tavolo attorno al quale i leader scriveranno il programma del “governo di servizio al Paese” (una definizione importante, quella del premier) si giocherà a carte scoperte, si lasceranno ad una stagione che non vorremmo tornasse più retropensieri, furbizie e piccole rendite. I milioni di elettori del Pdl devono vedersi riconosciuta a quel tavolo – dove saranno rappresentati dal segretario e i capigruppo – pari dignità rispetto a quelli del Pd.

Non ci potranno essere, dunque, proposte programmatiche di “serie a” e altre di “serie b”, così come non sono accettabili veti e che si bollino personalità politiche di primissimo livello e capacità, scelte col loro voto dagli italiani, come “non adeguate” o, addirittura, “impresentabili”. Serve un governo di servizio e serve un governo dei migliori su piazza, di onesti, da qualunque storia politica e umana provengano. Io non provo alcun imbarazzo a confrontarmi con chi proviene da una cultura politica diversa, mi aspetto – perché altrimenti crolla tutto – che nel Pd si faccia lo stesso e si risparmino pregiudiziali incomprensibili su personalità come Renato Brunetta, Renato Schifani o Maria Stella Gelmini, per citare tre nomi letti sulla stampa odierna. Serve coraggio, certo, per confrontarsi tra diversi, ma senza coraggio non si può fare politica e, di conseguenza, realizzare il bene delle persone che abbiamo il privilegio di rappresentare.

Il premier incaricato lo sa; speriamo se ne rendano conto anche tutti gli altri. Perchè, come ha detto Silvio Berlusconi, <se ce la fa Enrico Letta ce la fa l’Italia>.