Doppia preferenza di genere, un’occasione per le donne e per cambiare

Queste Amministrative saranno due volte decisive. In ballo, stavolta, non c’è soltanto il governo di importanti città, ma il futuro di quasi sette milioni di cittadini. Elettori ed elettrici, oggi e lunedì, avranno la possibilità di cambiare profondamente la composizione dei Consigli comunali e, in questo modo, favorire il ricambio. Di dare una chance alle donne, soprattutto. L’occasione la offre l’introduzione – per la prima volta- della doppia preferenza di genere. Pochi lo sanno (ed è un vero peccato…), ma questa volta ciascun elettore avrà la possibilità di esprimere due preferenze anziché una sola, a patto che i cognomi (e i nomi) prescelti siano di candidati di sesso diverso. Si potrà votare, se si crede, per un uomo e per una donna, insomma.

Questa possibilità è stata introdotta attraverso una legge che ho promosso come Ministro per le Pari Opportunità e che è stata approvata all’unanimità dal Parlamento nella legislatura appena conclusa. Non si tratta di “quote rosa”, ma di una opzione facoltativa, una possibilità in più. Usare la doppia preferenza di genere non è soltanto utile per riequilibrare la composizione dei Consigli comunali e delle Giunte e per ridurre il deficit di rappresentanza femminile, ma serve anche a promuovere il ricambio, dare un impulso diverso alla politica. Votare anche una donna significa cambiare. Se lunedì sera avremo Consigli comunali col trenta o quaranta per cento di donne elette, la nuova legge elettorale per il Parlamento, quella alla quale sta lavorando il governo, non potrà non tenere conto di questa volontà di cambiamento. La doppia preferenza di genere è una occasione per tutti. Sarebbe bene non sprecarla.