Basta politiche recessive. Basta austerità made in Germany

Basta politiche recessive, l’Europa stampi più moneta. Ora che sappiamo che i grandi consiglieri economici della politica rigorista seguita dalla Germania e dalla Merkel sino ad oggi si basavano su un calcolo algoritmico errato, secondo il quale quando in un paese il rapporto tra debito pubblico e pil supera il 90 per cento automaticamente si va in recessione, la gente (e non solo Berlusconi che oggi nella chiacchierata con Giuliano Ferrara sul “Foglio” ribadisce il concetto di stampare più moneta per la crescita come già fanno con ottimi risultati America, Inghilterra e Giappone) si chiede cosa si aspetti da parte del nostro governo a trarne tutte le conseguenze.

E soprattutto queste “controdeduzioni” vanno fatte in campo internazionale. La Merkel, anche se deve affrontare il rigorismo “tutto tasse” dei socialdemocratici alla vigilia di elezioni che si terranno a settembre, dovrà pur constatare che il proprio paese già cresce la metà del previsto. E che presto seguirà tutti gli altri  della zona mediterranea nel gorgo della recessione.

Non solo: oggi noi sappiamo che quando in un’area macro economica c’è crisi di liquidità, il fatto di stampare soldi non produce inflazione perché quella sorta di buco nero che è il credit crunch assorbe tutta la nuova emissione. Come le supernovae vengono assorbite nell’antimateria. Ce lo ha spiegato il premio nobel Paul Krugman, l’economista più citato e seguito da Obama. E non risulta che le sue teorie siano viziate da errori di calcolo. Inoltre l’America ha l’1 per cento di inflazione pur stampando dollari a botte di 80 miliardi al mese da anni.

Ergo? Le timide aperture di Draghi allo scorporo della spesa per investimenti produttivi dalla rigidità del parametro del 3 per cento di rapporto tra deficit e pil già sarebbero una cosa. Anche perché, alla fine sembra che solo per l’Italia sia cogente rispettarlo. Quel parametro.

Inoltre bisognerebbe smetterla di fare terrorismo con le cifre del debito pubblico che poi in Italia sale in proporzione al pil solo perché quest’ultimo scende. In altre parole si può fare leva anche sul numeratore e non solo sul denominatore. E per favore questi diktat della Merkel sul rigore, che qualcuno, specie a sinistra, prende come pretesto per una sorta di malinteso moralismo del consumismo , facendo finta di ignorare che senza consumi non riparte né l’economia né l’occupazione, cominciamo a rimandarli al mittente.