Donne di nuovo vittime di violenza indicibile. Adesso il rifiuto sia un’urgenza

Ieri due episodi di violenza inaudita hanno nuovamente scosso le cronache. Uno a Vittoria, in Sicilia. Un bidello, respinto da un’insegnante che ne rifiutava le avance, ha esploso cinque colpi di pistola contro di lei ferendola a morte. Un amore maledetto che ha fatto scattare qualcosa di imponderabile e inaccettabile, portando all’estremo gesto. L’altro a Scampia, quartiere Nord di Napoli, dove un ragazzo di 28 anni ha ucciso la madre, una donna di 52 anni, colpendola ripetutamente con calci e pugni ai quali la poveretta non ha potuto opporsi, semplicemente perché si era rifiutata di portargli un bicchiere d’acqua.

Soltanto poche ore prima eravamo rimasti sgomenti di fronte al ritrovamento di una giovane ragazza di nazionalità rumena picchiata barbaramente e chiusa in un sacco. Potremmo continuare, purtroppo. Ma non vogliamo. Il bollettino di queste morti e di queste violenze assurde, è lungo, lunghissimo e ci addolora e ci indigna allo stesso tempo.

Cosa c’è che non va? Da dove proviene questa facilità alla violenza? Questo inesorabile travolgimento che sembra lasciarci senza difesa? Se c’è un gap culturale da colmare per porre fine a tutto questo allora, lo ribadiamo ancora una volta, è il momento di impegnarci a fondo.

Sia un’urgenza, sia una bandiera, sia un obiettivo. Bisogna continuare a urlare forte che i soli risultati del passato non ci bastano più. Serve un cambio di paradigma, un cambio di mentalità.

Inizi ognuno di noi, nel suo piccolo, rifiutando ogni giorno il perdono alle violenze, rifiutando giustificazioni di fronte a gesti irrispettosi che troppo spesso sono l’anticamera di comportamenti ben peggiori.