L’opportunità della discrezione

1254758474È proprio vero, viviamo nell’era dell’iper-comunicazione. Tutti sentono il ‘dovere’ di esporre le proprie idee, indicare percorsi e motivare decisioni. Per molti, come ad esempio i rappresentanti delle istituzioni, è un vero e proprio obbligo, innanzitutto morale nei confronti degli elettori, che è bene continuare a ritenere tale. La conoscenza delle idee sta alla base della scelta.

Per altri, invece, si tratta solo di un compiacimento edonistico che, alcune volte, travalica nell’inopportuno, nello sconveniente, innanzitutto, come segno di non rispetto nei confronti del ruolo che si ricopre. In questa particolare fattispecie non può che rientrare l’intervista rilasciata oggi al ‘Mattino’ dal giudice Antonio Esposito, il presidente della sezione feriale della Cassazione che ha giudicato Silvio Berlusconi, nella quale spiega la sentenza di condanna.

Nessuno vuole mettere in discussione il sacrosanto principio costituzionale del “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, tuttavia esistono dei limiti morali e di opportunità che il buon senso, le circostanze e i ruoli impongono.

Un togato dovrebbe esprimere i propri ‘giudizi’ con le sentenze, che si compongono appunto di un dispositivo e di motivazioni, da depositare nei tempi e nei modi prestabiliti dalla legge. Anticipare queste ultime in forma pubblica, attraverso un’intervista ad un organo di informazione nazionale, appare più come un modo per ottenere visibilità per chissà quale scopo futuro. Gli esempi di Di Pietro e Ingroia sono assolutamente vividi nella mente di tutti, così come la loro parabola politica.

Un togato, ancora di più se della Cassazione, dovrebbe fare della discrezione e del rispetto – formale e sostanziale – nei confronti di chi ha giudicato, degli imperativi categorici. Se ciò non avviene, allora, tutti sono legittimati a ‘fraintendere’, ponendoci delle domande sulla reale terzietà di certi giudici.