Sull’immigrazione è emergenza umanitaria, apriamo riflessione sulla Bossi-Fini

immigrati1Oggi ne sono sbarcati più di trecento. Ieri altrettanto. L’altro ieri pure. L’Italia, anche – se non soprattutto – a causa dei gravi fatti che stanno accadendo in Egitto, è il crocevia della speranza. E’ la porta d’ingresso principale di sempre più numerosi disperati che affrontano i lunghi giorni della traversata del Mediterraneo, patendo privazioni e sofferenze, per fuggire dal dolore e dall’angoscia.

Il nostro Paese sta affrontando da solo, senza che l’Europa della solidarietà sia ancora pervenuta, quella che può già considerarsi un’emergenza umanitaria a tutti gli effetti. E di fronte al dramma umano non bastano i gesti di coraggio e di dignità, come quelli mostrati dai bagnanti di Pachino che hanno lodevolmente aiutato i profughi, oppure le istituzionali richieste d’aiuto a un’Europa sorda e cinica.

Bisogna dare segnali precisi. Innanzitutto, pretendendo dall’Ue quell’attenzione che non è mai arrivata, anche a costo di porre veti e ‘fare saltare’ tavoli avviati. Poi, smettendo di considerare la maggior parte di questa povera gente che sbarca sulle nostre coste come dei semplici ‘clandestini’, autori di un reato.

E’ giunto il momento di avviare una seria riflessione sulla legge Bossi-Fini e, piu’ in generale, la disciplina che regola l’immigrazione. La sola repressione è un costo sociale troppo elevato da sostenere nei confronti di chi fugge dalla disperazione.

Inviamo questo segnale all’Europa, indichiamo la via da seguire, che di certo non è quella del rifiuto. La negazione genera sempre odio. E l’odio è il germe della violenza.