Il Pd, l’homo antiberluscones e i tamburi di guerra

Darwin-CharlesGoverno si, Governo no. Questo è il dilemma. Ma semplificare ciò che è profondamente complesso, rischia di diventare un esercizio sterile e banale. Siamo stati i primi ad invocare la necessità di dar vita ad un governo di larghe intese per garantire stabilita al Paese ma oggi è legittimo chiedersi se sia possibile continuare a condividere un progetto politico di governo con chi dimostra di avere come obiettivo fondamentale l’eliminazione del suo avversario storico.

La contraddizione è evidente.

Tra la stabilità, le riforme e la conservazione – della specie si intende, quella dell’homo antiberluscones – il Partito democratico ha scelto quest’ultima. Incapace di rinnovarsi nei temi e nei contenuti, incapace di offrire al Paese una visione del futuro che non sia solo tasse e statalismo, incapace di scrollarsi di dosso certe appendici estremiste, movimentiste e antisistema, incapace di ripudiare quella cultura settaria del ‘punto di vista privilegiato sul mondo’, il Pd si rifugia nell’unico bene comune che possiede: l’odio nei confronti di Silvio Berlusconi.

La specie homo antiberluscones, in tutte le sue varianti sociali, sta suonando i tamburi di guerra. Sa per certo che solo la conservazione, non l’evoluzione, è l’unica via per non essere spazzata via. Ma è una pura illusione. Darwin non è ancora stato smentito.