Essere liberali significa porre al centro dell’azione politica l’individuo e le sue libertà

5714720620_95c21d9b62_b-e1328538792826Il viceministro dell’economia Stefano Fassina ha ragione. Il Pdl pone e porrà sempre poca ‘attenzione’ alla cosiddetta ‘equità’, intesa come redistribuzione forzosa di risorse ad opera di un fantomatico ‘onnisciente’ governante che pretende di avere un punto di vista privilegiato sul mondo e per questo motivo intende sostituirsi al mercato o ‘regolarlo’.

Essere liberali, così come lo è il Popolo della libertà, significa porre al centro dell’azione politica e sociale l’individuo e le sue libertà, non ultima quella di pretendere di far gestire allo Stato un numero assai limitato di risorse pubbliche affinché queste non vengano sprecate nei mille rivoli di spesa inutile – vero e più urgente problema da risolvere anche attraverso scelte politiche drastiche che di certo non corrispondono, ad esempio, alla nomina di un commissario ad hoc –. Questo  non è un reato, né una visione distorta della realtà. E’ realismo.

La differenza è culturale. Da una parte stanno i Fassina di turno che voglio ‘guidare’ la società, dall’altra parte chi, invece, vuole offrire ai cittadini gli strumenti di libertà per ‘guidare’ autonomamente le proprie scelte.

E’ bene, anche in virtù dell’auspicio del viceministro a seguire per la seconda rata dell’Imu e la legge di stabilità, l’impostazione dell’emendamento del Pd sulla prima rata della tassa sulla casa – poi ritirato –, che su questo aspetto si faccia immediatamente chiarezza.

Gli esponenti del Pdl al governo facciano sentire la propria voce. Non possiamo appiattirci e sostenere tesi che sono in contrasto con i nostri valori e riferimenti culturali, i nostri elettori non ce lo perdonerebbero.