Attrarre investimenti, è questa la caratteristica decisiva per sviluppo Italia

Img-Consulenza-societariaNei giorni scorsi la Banca mondiale ha pubblicato il rapporto ‘Doing Business 2014’, la classifica dei paesi dove è più conveniente creare e sviluppare una attività imprenditoriale.

L’Italia si è collocata al 65esimo posto su 189. Secondo lo studio i problemi che zavorrano il Belpaese sono strutturali e si trascinano da molti anni. Il primo e più rilevante resta il peso del fisco e le sue complicazioni: su questa voce l’Italia si piazza addirittura 138esima. Pessimo voto anche sulle procedure per ottenere concessioni edilizie, 112esima posizione e in peggioramento di 11 gradini. Molto male anche la situazione delle imprese per ottenere credito: posizione 109 e in calo di 4 gradini. Male anche il piazzamento sulle procedure di attuazione dei contratti (sostanzialmente il processo civile), 103esima.

Il dato è molto preoccupante, anche perché, come ricorda Massimo Famularo su Leoniblog “se restringiamo la classifica ai paesi ad alto reddito membri dell’OECD che sono i comparabili con i quali ha più senso fare un confronto troviamo che l’Italia è 29ma su 31 paesi solo Grecia e Repubblica Ceca hanno un posizionamento peggiore”.

Il tutto, naturalmente, ha avuto un’eco mediatica, anche per l’assenza di commenti da parte del governo e degli esponenti politici che si occupano di temi economici, vicina allo zero assoluto. Come se il problema del fare impresa in Italia sia una questione di secondo piano. Come se il “forte incentivo per le nostre imprese e i nostri cervelli ad andarsene” non debba comportare una assunzione piena di responsabilità da parte del governo, ovvero l’avvio – anche attraverso gli strumenti di politica economica in discussione in Parlamento – di quelle misure necessarie per rendere l’Italia un paese ad alta attrazione imprenditoriale.

Sarà questa la caratteristica decisiva a delineare il futuro della nostra economia.

Disquisire e accapigliarsi sulla redistribuzione delle risorse pubbliche scarse, inseguire il falso mito dell’egualitarismo pauperista, sognare patrimoniali o camuffarle in provvedimenti draconiani sulla casa, sono solo il modo più intollerabile per non affrontare i veri nodi che impediscono lo sviluppo.

Non bisogna solamente abbattere il moloc della spesa pubblica, è indispensabile creare le condizioni affinché si torni a investire in Italia. E questo significa: sburocratizzare, riformare la giustizia e abbattere il peso del fisco su imprese e lavoratori. Un governo dovrebbe servire anche, se non soprattutto, a questo.