La coerenza di Matteo Renzi è sinonimo di ipocrisia

partito democraticoMatteo Renzi ha uno strano modo di interpretare i fatti. Il suo unico metro di giudizio è la convenienza politica. Se da qualcosa o qualcuno può trarne un beneficio è pronto a fare e dire qualsiasi cosa purché ciò avvenga. A nulla valgono i principi democratici, ai quali si appella in continuazione, né tanto meno l’uniformità nelle valutazioni. L’importante è portare a casa il risultato.

La coerenza per Matteo Renzi è sinonimo di ipocrisia.

Il caso Cancellieri e quello De Luca sono le cartine di tornasole di comportamenti ai limiti dell’assurdità. Il sindaco di Firenze è un ultrà giustizialista con il ministro della giustizia, giudicandone inammissibile il comportamento, tanto da invitare il Pd a votarne la mozione di sfiducia in Parlamento, ma al contempo è un ultrà garantista con il sindaco di Salerno, questa settimana salito agli onori della cronaca per due fatti – o misfatti – dai contorni assolutamente poco chiari.

Ma se nel primo caso Matteo Renzi ha brandito la durlindana tentando, fino all’ultimo, di decapitare il ministro Cancellieri e di conseguenza il governo guidato dal tandem Letta-Alfano, nel secondo caso, invece, ha sfoderato tutto il repertorio dialettico democratico per spegnere un incendio che divampa sotto le poltrone del sindaco di Salerno da, ormai, diverso, troppo tempo. Il tutto, naturalmente, pro domo sua.

Non è un mistero che Matteo Renzi consideri la segreteria del Pd come un trampolino di lancio verso Palazzo Chigi, e prima ci riesce, meglio ci riesce, così come è di pubblico dominio il sostegno – innanzitutto in termini di tessere e voti ai congressi – del sindaco di Salerno. Già bersaniano, convertito al renzismo sulla via che porta a Roma, o forse Napoli. Chissà.  Occupa due poltrone in palese violazione della legge. Ma a Renzi questo non importa. Quando c’è da portare a casa il risultato la legge è un optional.