Riforma del sistema della carcerazione preventiva, adesso…

carceri1Chi ha paura della riforma del sistema della carcerazione preventiva? Perché una parte – a quanto pare maggioritaria – della politica italiana fa prevalere le ragioni della convenienza elettoralistica a quelle della civiltà?

Il Presidente della Repubblica reitera i suoi inviti, il governo e il Parlamento, per essere più precisi le forze politiche che sostengono l’esecutivo, latitano. Come se la questione fosse di secondaria importanza. Come se le incredibili condizioni nelle quali sono costretti a vivere i detenuti non riguardassero il legislatore.

Eppure, di fronte a una discrasia così evidente, che investe il sovraffollamento delle carceri e le norme sulla carcerazione preventiva, sarebbe obbligatorio – innanzitutto dal punto di vista morale – intervenire.

Senza indugi.

Adesso.

Subito dopo la sessione di bilancio.

Facciamolo. Dimostriamo di essere donne e uomini in grado di sentire le grida d’aiuto che si levano dagli angoli più bui – solo perché non illuminati adeguatamente dai fari dei media – della nostra società e rispondiamo con i fatti. Basta parole. Basta con l’inutile retorica paternalistica della misericordia. Lavoriamo fin da subito alla ‘riforma Tortora’.

È giusto che chi è stato condannato sconti la sua pena in carcere ma chi è in attesa di giudizio, tranne le dovute eccezioni legate a precise e circoscritte esigenze d’indagine per reati di grave allarme sociale, non può essere privato della sua libertà.