Il Jobs Act non basta, serve provvedimento sistemico per imprese

debitiIl caso Electrolux è emblematico della distanza siderale che intercorre tra lo Stato italiano e le esigenze del mercato, delle aziende e dei lavoratori.

L’elevato costo del lavoro, la vera causa che sta alla base di questa vicenda, ha prodotto una situazione insostenibile, tant’è che le risposte che il governo e le istituzioni locali stanno mettendo in campo saranno, per loro natura, insufficienti e compromissorie. Non è solamente una questione di metodo, né tanto meno di tempistica d’intervento.

Il problema è di natura strutturale. Investe il rapporto tra le pretese dello Stato e le possibilità di un’azienda. In Italia esiste un’emergenza chiamata impresa. Un guazzabuglio di norme che alimentano una burocrazia elefantiaca, sovvenzionata da prelievi fiscali eccessivi, annientano la propensione a creare ricchezza. Perché un imprenditore assennato dovrebbe investire nel nostro Paese?

Il rapporto costi-benefici di tale scelta è negativo. Rimarrà tale finché non si interverrà in maniera sistemica sui fondamentali del fare impresa in Italia: meno burocrazia, meno tasse, una giustizia più veloce, leggi sull’occupazione più chiare e più flessibilità.

Serve un ‘Companies Act’ da accompagnare alle proposte in materia di lavoro avanzate dal segretario del Pd Matteo Renzi. Se l’obiettivo è produrre nuova e stabile occupazione è, allora, indispensabile non solo cambiare le norme in materia di lavoro ma mettere le imprese, ovvero coloro che offrono lavoro, nelle condizioni di poterlo fare. Senza una revisione totale del sistema-impresa italiano ogni altro provvedimento è solo un pannicello caldo.