L’ANM la smetta di protestare e faccia proposte. Al Paese servono riforme

Sono 20 anni che l’Anm si oppone e critica ogni tentativo di riforma senza proporre alcunché. Considerando che anche noi siamo molto dubbiosi riguardo all’impianto del progetto presentato dal governo, ma siamo convinti dell’assoluta necessità di una riforma che garantisca una giustizia realmente trasparente ed efficiente (ritenendolo un pilastro su cui costruire crescita, sviluppo e competitività), ci piacerebbe che i magistrati, anziché continuare ad avere un ruolo distruttivo, condividessero pubblicamente le loro proposte e, soprattutto, ci spiegassero le ragioni di un sistema giudiziario a pezzi. Ci piacerebbe sapere, per essere più specifici, a cosa è dovuto il fallimento nel fornire ‘quell’obbligazione di risultato’ (documento Anm) per cui i magistrati ‘non hanno e non possono avere una predeterminazione dell’orario di lavoro’. Ci piacerebbe sapere, visto che oggi l’Anm ha avuto il coraggio di definire ‘un grave insulto’ un eventuale taglio delle già lunghissime ferie, per quale motivo, o in virtù di quali ‘risultati’ eccellenti, le ferie dei magistrati non andrebbero tagliate.

Il grave insulto sta semmai nel fatto che l’unica categoria del pubblico impiego che grazie ad un’apposita sentenza della Corte Costituzionale (310/2013) non ha subito alcun blocco agli stipendi (pur lavorando in media meno ore degli altri) sia anche l’unica categoria a potersi concedere il lusso di poter protestare per le ferie. Comprendiamo la delicatezza del ruolo che svolgono, ma protestare quando si parla di responsabilità civile o di riduzione delle ferie, in un momento in cui tutto il Paese è chiamato a scelte dolorose, fa sorgere il dubbio che l’unico obiettivo sia quello di difendere antichi e anacronistici privilegi.