Marino, occupati dei romani. Sulle unioni gay legifera il parlamento

matrimoni gayRiporto di seguito una mia intervista pubblicata oggi da Il Tempo:

«Il dibattito sulle unioni civili attiene a Parlamento e Governo. Non ai sindaci, che rischiano di strumentalizzare. È provato il flop dei registri comunali. Marino pensi ai problemi dei romani». Mara Carfagna, ex ministro alle Pari Opportunità durante l’ultimo Governo Berlusconi, critica il sindaco di Roma Ignazio Marino sul tema delle unioni civili, pur essendo stata fra i primi esponenti di spicco del centrodestra a sfatare il tabù sulle coppie gay. Una critica che arriva «nel metodo, più che nel merito».

Carfagna, nonostante lei abbia mostrato in tempi non sospetti una notevole apertura verso il tema delle unioni civili, anche in relazione alle coppie gay, si sente di criticare l’operato del sindaco Ignazio Marino sul tema. Perché?

«Una questione di metodo, più che di merito. Ritengo che il tema del riconoscimento delle unioni civili debba essere materia di competenza del Parlamento. Le Camere e il Governo devono fare uno sforzo e trovare una sintesi fra le diverse sensibilità presenti al loro interno, che poi rispecchiano le diverse sensibilità che ci sono all’interno del Paese. Bisogna provare a trovare un punto di equilibrio attraverso una normativa che riconosca diritti e doveri alle coppie dello stesso sesso, che già esistono nella nostra società e che già convivono anche da moltissimo tempo».

I sindaci non possono fare la loro parte?

«Ripeto, è un tema che attiene al dibattito nazionale. Tra l’altro, questi provvedimenti fatti dai sindaci, come per esempio i registri delle unioni civili, non hanno avuto grande riscontro. Basta andare a guardare l’adesione nelle principali città in cui sono stati istituiti per capire che non hanno avuto successo. E, cosa grave, finiscono per essere divisivi, per essere strumentalizzati, per alimentare le polemiche, senza che riescano a dare effettive tutele a chi le richiede. Purtroppo il Governo è manchevole da questo punto di vista, perché Renzi aveva promesso di presentare al Parlamento una legge ad hoc a settembre, ma la sensazione è che sia un’altra delle sue promesse che non trovano riscontro nella realtà e che giocano sulla pelle o con i diritti degli italiani».

Lei è stata la prima ad invocare una sorta di “Patto del Nazareno delle unioni civili”. E’ ancora di questa opinione?

Certo. Il punto di equilibrio lo si raggiunge attraverso un dialogo fra le diverse forze politiche presenti in Parlamento. Ecco perché sarebbe stato un gesto di grande responsabilità provare a dialogare per raggiungere un accordo. Patto del Nazareno o no, è questo il metodo migliore».

Pensa che Marino stia utilizzando il tema delle unioni civili a fini politici?

«Il sindaco Marino può strumentalizzare tutti i temi che vuole, resta un dato di fatto, ovvero che e’ un sindaco inadeguato ad amministrare una delle più grandi e importanti Capitali del mondo. I disastri amministrativi sono sotto gli occhi di tutti. Chi vive a Roma sa cosa dico».

Si parla di diritti civili, ultimamente molto di Islam. E lei si è battuta per i diritti delle donne. Questi tre fattori faticano a convivere in una città multietnica come Roma. Si dovrebbe occupare anche di questo un’amministrazione comunale?

«Anche questo, ritengo sia un tema che vada affrontato attraverso politiche nazionali, sotto il profilo della prevenzione e della sicurezza, ma anche sul piano culturale e dell’integrazione. Un tema che riguarda l’interpretazione che una parte dell’Islam fa dei testi sacri, l’ideologia radicale che ne scaturisce e il ruolo che alle donne viene riconosciuto a seguito di questa interpretazione».