La Merkel “monopolizza” la crisi ucraina. Mogherini non pervenuta

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L’attualità della crisi ucraina ci porta a fare alcune considerazioni urgenti sul ruolo della diplomazia e sul protagonismo tedesco in Europa. Sebbene il vento di guerra che spira tra Mosca e Kiev interessi tutta la Ue, è la Merkel che, andando da Putin a trattare a nome dell’Europa, se ne è autoproclamata leader.

Dice bene Feltri oggi su Il Giornale: un’Europa germanocentrica è intollerabile. Abbiamo già lasciato che imponesse politiche di rigore e austerità che hanno finito per affamare e acuire la crisi dei paesi più deboli, vogliamo lasciare alla Germania anche il controllo assoluto in fatto di politica estera?

E qual è stato poi il ruolo e il peso di Federica Mogherini in tutta questa complessa situazione? Al tavolo di Minsk non è stata invitata, ma non dovrebbe essere lei la rappresentante della politica estera e della sicurezza comune europea?

Renzi ci aveva venduto la sua promozione a Lady Pesc come una importantissima vittoria del nostro Paese, e aveva spinto per questa scelta in maniera fortissima sottolineando il beneficio e il prestigio che ne sarebbe derivato all’Italia. Invece, ancora una volta siamo relegati a ruolo marginale in un contesto di dibattito internazionale.

Renzi utilizza la politica interna e quella estera come un Monopoli dove piazzare le sue bandierine. La filosofia è sempre la stessa: l’importante è occupare una casella piazzando un suo fedelissimo, non importa se sia adeguato al ruolo e se sia strutturato abbastanza per poter affrontare le sfide a cui è chiamato, basta che non faccia ombra al Grande Manovratore.  Tutto ciò è avvilente e dimostra quanto infantile e provinciale sia la visione politica del nostro Presidente del Consiglio.