Caro Raffaele, chi guarda al futuro deve sempre rispettare il proprio passato

raffaele fitto

Caro Raffaele,

fatico a capire il tuo atteggiamento nei confronti di un partito che è anche il tuo. Per mesi, te ne do atto, hai dato voce ad un sospetto diffuso e condiviso da molti di noi: quello che di Renzi non ci si potesse fidare. Hai avuto ragione, ma avevamo il dovere di provare a scrivere insieme alla maggioranza le regole del gioco per rendere la nostra democrazia più efficiente e moderna.

Oggi che quel Patto è venuto meno, che Forza Italia ha adottato una linea di opposizione contro una maggioranza sempre più arrogante nel metodo e nel merito, a cosa serve questa tua guerra interna? Perché se siamo entrambi d’accordo sull’opposizione a Renzi, non possiamo trovare il modo di essere uniti? Cos’è che ti spinge a fare sempre e comunque l’esatto opposto di quel che la maggioranza del nostro partito decide? Tu dici che si tratta dell’organizzazione del partito. Proviamo a chiamare le cose con il loro nome: questioni di apparato, di posizionamento e di potere. La politica è anche questo, purtroppo, ma non si distrugge un partito e non si delegittima il suo leader per affermare un organigramma che possa prevalere su un altro.

Sono d’accordo, il nostro partito va rifondato, occorre una scossa, una rivoluzione fondata su una concezione precisa della politica intesa come servizio, impegno e professione e non come improvvisazione.

Ma con un obiettivo ben preciso: lavorare per costruire armonia, non per romperla.

E rispettando la storia di tutti, la nostra storia e quella di chi ha contribuito a scriverla.

Pensi che sfidare Berlusconi, come leader e come persona, significhi apporsi una medaglia sul petto? Pensi che ti faccia onore farlo proprio ora che, a causa di una persecuzione giudiziaria ignobile, ha un’agibilità politica limitata? Perché, siamo seri. Un conto è contribuire a ricostruire il partito e un altro è demolirlo e delegittimare la sua leadership.

Mercoledì scorso, come sai, ci siamo riuniti per discutere e decidere insieme la linea di opposizione al Pd. Mi sarei aspettata che la tua corrente partecipasse e dicesse: “Cari amici, abbiamo avuto ragione: di Renzi non ci si poteva fidare. Adesso concordiamo una linea comune”. Invece no: niente linea comune. Hai scelto di continuare per la tua strada come chi ha già deciso di escludere dal suo percorso ogni possibilità di tornare a casa e magari contribuire alla ristrutturazione. Ecco allora che tutto appare strumentale.

Ma cos’è che vuoi veramente? Rifondare il nostro partito su basi meritocratiche e democratiche? Bene, lo vogliamo tutti, io per prima. E lo sai. Ma i tempi e i modi sono fondamentali. E quelli che tu hai scelto sono più adatti ad un altro tipo di battaglia. Sei troppo esperto per farci pensare che il tuo sia un peccato di ingenuità. E quindi non si può che credere a quei tanti elettori e militanti che dicono allarmati: Fitto prova a smantellare il partito e attacca Berlusconi ora che è in difficoltà.

Se la tua ambizione è quella di guidare il centrodestra, in bocca al lupo. Ma dillo apertamente. Senza nasconderti dietro battaglie per la democrazia: non è credibile. Soprattutto non puoi aspettarti di imporre la tua posizione su una maggioranza che ha i tuoi stessi diritti e doveri senza nemmeno partecipare alle assemblee o agli uffici di presidenza di cui fai parte.

Ho condiviso a viso aperto la tua battaglia per le primarie nel centrodestra e lo rifarei, se non altro perché sono stata forse una delle prime nel nostro partito a sostenerne la necessità. Ma come elettrice e rappresentante del centrodestra non posso riconoscermi in un approccio che rifiuta il rispetto del senso di responsabilità a cui tutti,e sottolineo tutti, siamo chiamati in questo momento.

Organizzare correnti, fare batterie di comunicati è un’ottima strategia per acquisire visibilità e per conquistare notorietà ,ma mi chiedo: cui prodest? Al partito? A te? Al centrodestra? Capisco che è più facile perseverare che fermarsi a riflettere, ma spero che la tua volontà di ricostruire il centrodestra sia reale e possa indurti a riflettere sul valore dell’unità interna.

Ho scoperto che anche tu coltivi un interesse per la figura di Margaret Thatcher. Proprio per questo vorrei ricordarti una sua frase che mi ha ispirato nei momenti più difficili della mia attività da ministro.

Dove c’è discordia porteremo armonia. Dove errore, la verità. Dove il dubbio, la fede. E dove c’è disuguaglianza, porteremo speranza.

Che dici Raffaele: e se provassimo a prendere esempio da lei?