Ieri pomeriggio presso la Camera dei Deputati si è tenuto il Convegno “Unioni Civili: una primavera dei diritti”.

Quello appena trascorso insieme è stato un pomeriggio importante che ci ha permesso di fare il punto su una questione controversa, delicata, sensibile di cui si dibatte a lungo e che purtroppo su cui ancora non si è riuscito a trovare uno sbocco legislativo nel nostro Paese.

Forse perché sono tante le sensibilità presenti all’interno della società e quindi all’interno del Parlamento,ma forse e soprattutto perché il dibattito che ha accompagnato la questione della necessità di riconoscere diritti e doveri alle coppie omosessuali è stato un dibattito troppo spesso viziato da pregiudizi e da ideologie.

Perché è così importante riconoscere le unioni omosessuali ? Perché è così importante che ciò avvenga anche per una forza di Centrodestra come la nostra, anzi una parte di una forza di centrodestra, perchè non nascondo che il mio partito è diviso al suo interno, ha diverse posizioni su questa tematica che vanno ovviamente tutte rispettate con l’auspicio che ci sia la volontà di arrivare a una sintesi.

Perché una parte di centrodestra si pone di fronte a questa questione non con un atteggiamento di chiusura ma con la volontà di lavorare per arrivare ad una legge che riconosca le unioni civili?

Perché non stiamo parlando di un capriccio individuale. Stiamo parlando di un fenomeno che ha a che fare con i diritti delle persone e con le sofferenze delle persone, che è già ampiamente diffuso all’interno della nostra società e che si sta sviluppando e si sta evolvendo all’interno di un vuoto legislativo che produce disparità di trattamento, disuguaglianze, discriminazioni e anche confusione. E allora io credo che sia compito della politica occuparsi di questi temi, perché non possiamo certo tollerare o accettare che le regole sulle convivenze civili dei cittadini omosessuali italiani vengano scritte per esempio dalla Corte Costituzionale, o dall’Unione Europea, o peggio ancora siano oggetto di diatribe tra Sindaci, Prefetti, il Ministro dell’Interno , il Tar e quant’altro.

La politica deve fare il suo mestiere. E ancora di più io ritengo che una forza di centrodestra non debba chiudere gli occhi dinanzi alle evoluzioni della società perché non è nascondendo un problema che quel problema si risolve. Una forza di centrodestra ha il compito, non di assecondare o inseguire o subire i cambiamenti della società ma di regolarli, di regolamentarli, di stabilire regole ,confini e un perimetro all’interno del quale questi nuovi fenomeni possano e debbano essere codificati. Il dibattito di oggi e anche le testimonianze che abbiamo ascoltato sono state toccanti, hanno interrogato le nostre coscienze, siamo arrivati qui questo pomeriggio con le nostre idee, che non sempre coincidono, con i nostri percorsi personali, politici che abbiamo alle spalle che non sempre sono sovrapponibili, ma io credo che se siamo qui oggi, è perché tutti abbiamo chiaro un obiettivo: e cioè che la politica ha il dovere di trovare la soluzione più equilibrata per contrastare discriminazioni e pregiudizi.

E a proposito di pregiudizi ce n’è uno contro questa iniziativa, contro iniziative di questo genere, che viene diffuso ad arte da chi evidentemente impedisce da anni che questo dibattito possa avere uno sbocco legislativo, che viene diffuso ad arte da chi cavalca strumentalmente queste questioni ed è proprio per questo che io voglio immediatamente sgombrare il campo da un equivoco di fondo: qui, oggi, in futuro nelle nostre intenzioni, non c’è nessuna volontà di produrre un attacco alla famiglia naturale fondata sul matrimonio. Non stiamo togliendo qualcosa alla famiglia, per darla alle coppie omosessuali, stiamo parlando di riconoscere diritti, a chi diritti non ne ha. Non stiamo promuovendo un nuovo modello di società , stiamo parlando di riconoscere quei diritti che in altri paesi del mondo , soprattutto in altri paesi europei, sono ampiamente riconosciuti, e che le altre Corti ci invitano a riconoscere senza che questo voglia dire costruire un modello, un’istituzione giuridica alternativa alla famiglia. Quindi che questo sia ben chiaro, e sgombriamo il campo da questo equivoco di fondo che ha ideologizzato ed estremizzato il dibattito in tutti questi anni, e che ci ha impedito di arrivare anche soltanto ad un confronto sereno.

C’è un’altra notizia che ho letto in questi giorni e che mi fa sorridere, se non ci fosse da piangere, per quanto è seria. Perché c’è chi ad esempio sostiene che di fronte all’avanzata dell’Isis, noi abbiamo il dovere di rafforzare la nostra identità e la nostra civiltà. Certo, ovvio, giusto, ma per alcuni rafforzare la nostra identità, significa dire si al matrimonio e no alle unioni omosessuali, senza ricordare che forse per contrastare quel modello che l’Isis propone dobbiamo contrapporci a chi gli omosessuali li butta dalle torri.

Ma veniamo al merito della questione su cui so che non siamo perfettamente d’accordo, o almeno non su tutto, nonostante io spero voi apprezziate i nostri sforzi. Come regolamentare le unioni omoaffettive?

Io ritengo che nessuno abbia la verità in tasca su questo tema, e per questo sarebbe anche più opportuno che ciascuno di noi si ponesse di fronte a questa tematica con un pizzico di umiltà in più e con un po’ di capacità di ascolto in più. Evitando di salire sulle barricate, evitando di alzare muri e muraglie, evitando guerre di religione, evitando scontri ideologici. E’ un fenomeno che esiste lo abbiamo detto, lo vediamo, ci conviviamo tutti i giorni. Reprimere i cambiamenti che già sono in atto o far finta che questi cambiamenti non ci siano stati o non esistano, è roba da medioevo della politica e noi vogliamo guardare al futuro, vogliamo accettare la sfida della modernità senza tradire ovviamente quelle che sono le nostre idee, quelli che sono i nostri valori.

E’ per questo che abbiamo provato a definire la nostra idea all’interno di un testo che molti di voi mi hanno chiesto ma che non sono stata nelle condizioni di distribuire, perché è un testo frutto di un grande lavoro, di un lavoro lungo e laborioso, che stiamo ancora raffinando e correggendo e che mi auguro possa essere pronto nelle prossime ore. E che ha un obiettivo ben preciso. E’ un testo migliorabile, ovviamente. Ma ha un obiettivo ben preciso, quello di promuovere pari dignità e di contrastare ogni forma di discriminazione. Riconoscendo quindi quelli che a nostro avviso sono diritti fondamentali della persona che vive una condizione di coppia, così come è stato ricordato dalla sentenza della Corte Costituzionale nel 2010. Come si fa allora a riconoscere questi diritti fondamentali? Significa ad esempio fornire certezze sulla eredità, significa fornire certezze per quanto riguarda la possibilità di subentrare nel contratto di locazione, significa fornire certezze per quello che riguarda l’assistenza sanitaria, l’assistenza penitenziaria, la pensione di reversibilità, significa fornire certezze per tutto quello che riguarda l’obbligo di assistenza morale e materiale, significa riconoscere diritti a cui corrispondono doveri , responsabilità, il tutto all’interno di una unione omoaffettiva pubblicamente riconosciuta. Questo è il binario all’interno del quale noi abbiamo intenzione di muoverci considerando il nostro, un punto di partenza. Una base x il dialogo che noi non crediamo sia una soluzione minimalista. Quando in ballo ci sono così tante posizioni, così tante sensibilità, bisogna provare a fare un lavoro di sintesi altrimenti succede quello che è successo in questi 15 anni, non si ottiene nulla. Bisogna essere ambiziosi sono d’accordo, ma bisogna ogni tanto provare a costruire una base solida su cui poi provare ad elevare tutto il resto, ben sapendo ovviamente che la partita vera non si sta giocando qui alla Camera, ma al Senato. E noi ci auguriamo che al Senato siano capaci di trovare una buona sintesi. E quando questa sintesi arriverà qui alla Camera, noi saremo pronti per accogliere questa sfida e per fare la nostra parte.
Concludo dicendo che su una cosa io credo non si possa non essere d’accordo, e cioè che non regolamentare le unioni civili, non riconoscere diritti e doveri dei cittadini omosessuali, di cittadini che esistono, che pagano le tasse, che hanno gli stessi doveri degli altri cittadini, le stesse responsabilità degli altri cittadini nei confronti dello Stato equivale alla negazione di un diritto civile per eccellenza ed io credo che questo non possiamo permettercelo. Ecco perché io auspico, consapevole che non sarà un percorso facile, che incontri come questi possano servire ad alimentare una discussione serena che possa far non dissolvere la nostra società, come qualcuno in malafede dice, ma progredire la nostra società attraverso il riconoscimento dei diritti per tutti i cittadini verso quella che oggi noi abbiamo voluto chiamare una nuova primavera dei diritti.