RABBINO TOAFF, L’EREDITA’ SPIRITUALE DI UN GRANDE UOMO

elio toaffLo spessore di un uomo lo si evince anche e soprattutto dalla sua profondità spirituale.

Ed è ciò che si racchiude nel suo cuore, quel disarmante, sincero legame con Dio o la ricerca di Dio, che può fare di un uomo “un grande uomo”. Tale è stato Elio Toaff, per cinquant’anni rabbino capo di Roma, figura mite, ironica, intelligente, profondamente sensibile e aperto al dialogo umano ed interreligioso.

Ci ha lasciati ieri all’età di 99 anni, i suoi funerali si terranno questo pomeriggio a Livorno sua città natale. La sua eredità morale, però, il suo patrimonio di pubblicazioni di pedagogia, di libri sull’ebraismo, le sue traduzioni di testi biblici, resteranno immutati.

Ed ecco una delle frasi che più rappresentano questa sua apertura al dialogo ebraico-cristiano, che è allo stesso tempo una lezione di vita: «Grazie all’insegnamento e all’esempio di mio padre, io imparai a non avere pregiudizi nei confronti dei sacerdoti cattolici. Nel periodo delle leggi razziali e della guerra furono proprio i preti, quelli più semplici e modesti, che iniziarono generosamente a dimostrare ai perseguitati la loro solidarietà, con i fatti e non con le parole. Fra loro ci fu padre Benedetto, nobile e generoso cappuccino, che con incrollabile dedizione riuscì a salvare migliaia di ebrei».

Toaff è stato il principale artefice della visita di Papa Giovanni Paolo II nella Sinagoga a Roma il 13 aprile 1986. Toccanti le parole con cui Toaff ci ricorda quel momento: «Insieme entrammo nel Tempio. Passai in mezzo al pubblico silenzioso, in piedi, come in sogno, il papa al mio fianco, dietro cardinali, prelati e rabbini: un corteo insolito, e certamente unico nella lunga storia della Sinagoga. Salimmo sulla Tevà e ci volgemmo verso il pubblico. E allora scoppiò l’applauso. Un applauso lunghissimo e liberatorio, non solo per me ma per tutto il pubblico, che finalmente capì fino in fondo l’importanza di quel momento».

Papa Woityla lo ha inserito nel suo testamento spirituale.

Toaff è più volte scampato alla morte per mano dei nazisti. La prima, quando aveva solo 29 anni, ormai pronto per la sua fucilazione si mise a pregare. Un comandante, colpito, lo fece scappare.

In una intervista rilasciata a Repubblica, lo stesso Toaff lo ha definito “un miracolo”.

La sua morte non deve rattristare, poiché come insegnano le scritture “la fede è rinascita”.

Il testamento morale di Toaff resta ed è un dono non solo per la sua comunità ma per l’intera l’Italia.