Fiducia su Italicum: Il mio intervento alla camera del 30/04/2015

Mara Carfagna intervento in aulaRiporto di seguito il testo ed il video integrale del mio intervento di ieri in aula.

Quello che ci apprestiamo a pronunciare è il nostro terzo NO. NO convinto e consapevole

Un NO alla fiducia.

Un NO a questa riforma della legge elettorale.

Un NO soprattutto al modo di procedere e governare del Presidente del Consiglio.

Diversi sono gli interrogativi che ci poniamo.

Perché questa forzatura?

Perché esasperare il clima dentro e fuori il Parlamento?

Perché questa prova di arroganza degna di miglior causa?

Non c’era un numero di emendamenti esorbitanti.

Il voto sulle pregiudiziali aveva confermato un ampio margine di vantaggio per il Governo.

Non c’era una necessità temporale, un’urgenza tale da spingere ad una forzatura dei tempi che sarebbe invece richiesta e auspicata per le vere emergenze del Paese.

Ma voi lo sapete che mentre stiamo qui immersi e costretti ad un dibattito surreale che poteva svolgersi in altro modo, concludersi prima e meglio se solo VOLONTA’ POLITICA, i dati ISTAT ci dicono che il dramma della disoccupazione continua ad allargarsi a macchia d’olio?

Lo sapete o no che la disoccupazione è salita al 13%? (Renzi nell’aprile 2014 a Londra annunciò che la disoccupazione in Italia nei mesi successivi sarebbe scesa sotto il 10%) dichiarazioni che si commentano da sole. SUPERFICIALITA’ E MANCANZA DI SERIETÀ.

Lo sapete o no che la disoccupazione giovanile a marzo è risalita oltre il 43%?

Lo sapete o no, piccoli chimici della legge elettorale che gli occupati a marzo sono diminuiti di 59mila unità e dello 0,3% rispetto al 2014?

Dal 2014 al 2015 sono 70 mila i posti di lavoro bruciati

Lo sapete o no che è crollata la fiducia dei consumatori e delle imprese?

Parliamo di cittadini che lavorano, producono, consumano.

Non sono numeri. SONO PERSONE.

Uomini, donne, famiglie, lavoratori, studenti che non hanno fiducia nel presente e nel futuro. Che non hanno un lavoro, che lo hanno perso, che non riescono ad avere prospettive.

Cosa gli diciamo?

Che siamo qui a litigare sulle regole del gioco perché mangeranno con la legge elettorale?

La verità è che la legge elettorale non c’entra nulla.

C’entra il bisogno di garantire il futuro a se stessi, a voi stessi,

la necessità di consumare un regolamento di conti interno che va avanti da mesi e che state scaricando sul Paese.

Siete degli irresponsabili e la vostra spregiudicatezza è pari solo alla vostra arroganza.

E anche alla vostra inadeguatezza.

Perché mentre il Paese arranca tra tasse record (che con questo governo sono aumentate (casa, fondi pensione, conti correnti, benzina, acqua potabile, tasse automobilistiche)) crescita in affanno, disoccupazione alle stelle e immigrazione incontrollata, voi legate la sopravvivenza del Governo non alla capacità di risolvere i problemi degli italiani e dare ossigeno a imprese, famiglie e lavoratori, ma alla legge elettorale. Strumento che serve a definire e consolidare assetti di potere.

SIAMO SENZA PAROLE

Qualcuno vi ha fatto capire che il Paese ha altre priorità?

Per carità, riscrivere le regole del gioco è fondamentale e spiega il perché Forza Italia abbia provato a condividere questa responsabilità per un tratto di strada.

Ma di fronte ad una scala di priorità che cambia, perché non utilizzare lo stesso decisionismo per provvedimenti urgenti e straordinari che il Paese non può più aspettare?

Se il Premier girasse l’Italia per davvero, non solo andando nei luoghi simbolo della ripresa dove la grancassa dei giornali compiacenti trasmette l’idea di un Paese che cambia grazie al tocco magico renziano, forse toccherebbe con mano la vera sofferenza del tessuto sociale ed economico e si chiederebbe:

1) Posso essere soddisfatto di una disoccupazione al 13%?

2) Posso essere soddisfatto di un debito pubblico che ha superato i 2mila miliardi di euro?

3) O dei derivati che a dicembre vedevano l’Italia esposta per 42 miliardi?

4) O ancora di un PIL che, nonostante condizioni esogene favorevoli, crescerà solo dello 0,7% ponendo l’Italia ultima nella classifica europea, davanti solo a Cipro?

Queste sono questioni che richiederebbero decisionismo e competenza.

Anche capacità di forzare la mano rispetto ad eventuali ritrosie del parlamento.

MA SOPRATTUTTO QUESTE QUESTIONI RICHIEDEREBBERO BEN ALTRA SERIETA’ E AMORE PER IL PAESE PRIMA CHE PER SE STESSI.

Ecco perché ritornando alla legge elettorale, dico che non è stata Forza Italia ad aver cambiato idea, ma il PD ad aver cambiato mille volte le carte in tavola, tradendo quello che noi pensavamo fosse il suo vero obiettivo:

1) non quello di modernizzare il Paese

2) non quello di semplificare il sistema

3) non quello di garantire stabilità e governabilità

4) non quello di garantire rappresentatività

5) no solida democrazia bipolare

No. Il vero obiettivo era ed è quello di costruire un’architettura istituzionale anche un po’ sgangherata, non importa, ma in grado di rispondere e corrispondere alla sete di potere di Matteo Renzi.

Per un anno noi ci siamo confrontati con il PD, e abbiamo dato il nostro contributo nella speranza di condividere un vero percorso riformista e modernizzatore.

Avremmo tradito la nostra storia se non avessimo partecipato al tavolo delle riforme.

Ma Renzi ha spazzato via, attraverso continui cambiamenti imposti con il metodo del prendere o lasciare, la possibilità di costruire un sistema volto ad una sana, robusta ed efficiente democrazia dell’alternanza.

Questo era il nostro obiettivo.

Sempre d’accordo al bipolarismo.

OK al bipartismo.

Ma, per ottenere questo, accanto al premio di maggioranza devi introdurre soglie di sbarramento alte (come prevedeva la 1° versione) altrimenti il risultato è il dominio incontrastato di un partito forte e all’opposizione un pulviscolo di partiti frammentati e irrilevanti.

Con buona pace della rappresentatività e del pluralismo politico. (principi costituzionali irrinunciabili)

Non è questo il modello di democrazia bipolare e maggioritaria che volevamo costruire e che si è affermato sin dal 1993 (anno del referendum che abrogò il sistema proporzionale e quindi il parlamentarismo compromissorio a favore di un parlamentarismo maggioritario e di una democrazia dell’alternanza.)

E ancora.

Il ballottaggio e il premio di maggioranza portano ad una forte legittimazione popolare del Capo del Governo.

Si arriva ad una sorte di Premierato forte.

Per carità, noi siamo sempre stati a favore di un cambiamento in senso presidenzialista.

Ma non si cambia la forma di Governo in maniera surrettizia attraverso meccanismi di ingegneria istituzionale che incidono solo sul sistema elettorale.

Si deve avere il coraggio di osare attraverso la strada maestra di una modifica della Costituzione e non attraverso una legge ordinaria.

Nessun bipolarismo, nessun bipartitismo, una minoranza frantumata in mille pezzi, una democrazia parlamentare indebolita, a vantaggio di un solo uomo e del suo partito.

E non solo.

Perché sommando la legge elettorale alla riforma costituzionale l’effetto è quello di produrre un sistema in cui una sola forza politica non solo è in condizione di esprimere la maggioranza di governo, ma anche di scegliere e determinare la composizione di quegli organi di garanzia che, in un sano sistema democratico e pluralista, dovrebbero esserne i controllori e fare da contrappeso.

Ecco perché noi non ci stiamo.

Perché non era questo il sistema che avevamo concordato di costruire.

E perché le Istituzioni noi vogliamo riformarle ma non calpestarle.

E allora forse l’unica strada da percorrere oggi rivolgersi al corpo elettorale.

Se democrazia immediata e diretta deve essere, che lo sia davvero.

Rivolgo appello a chi non condivide questa legge.

Sediamoci e immaginiamo di promuovere un referendum.

Non sarebbe per un ritorno al passato, e rifiuto la NARRAZIONE RENZIANA in base alla quale lui rappresenta il futuro e chi gli si oppone al passato.

La dicotomia è tra chi vuole costruire una democrazia funzionante e chi una democrazia su misura.

E tra l’antica democrazia e i nuovi totalitarismi, noi preferiamo sempre la democrazia!