Sull’immigrazione l’Europa arriva tardi ed arriva male

Juncker-2Se da un lato le parole di Juncker sull’Unione possono essere condivisibili, le risposte sull’immigrazione date oggi dal presidente della Commissione Ue non sono risolutive. Ancora una volta l’Europa arriva tardi ed arriva male, per due ragioni.  Innanzitutto lascia sola l’Italia davanti al problema dei problemi: quello dei rimpatri. Se si conviene sulla necessità di arrivare ad un diritto di asilo europeo, anche la strategia dei rimpatri non può che essere condivisa. In secondo luogo, lascia perplessi il sistema delle quote: poco efficace rispetto alle stime dei flussi futuri, rispetto a quello che è un fenomeno di dimensioni epocali e dagli aspetti drammatici . Non basta più gestire l’emergenza quando si presenta, non serve solo ricollocare i profughi e distribuirli per i vari Paesi dell’Ue. Serve un progetto unitario, una visione di lungo periodo che sia condivisa e applicata da tutti gli Stati membri, che si basi su politiche attive per l’accoglienza, per l’identificazione, per la redistribuzione e per i rimpatri con conseguenti e necessari accordi con i Paesi di provenienza. E serve attuare, non più solo immaginare, azioni di cooperazione più efficaci nei paesi di origine e di transito. L’Europa oggi ha tentato di mettere una toppa, ma è troppo piccola per chiudere uno strappo così grande.