No alla persecuzione dei cristiani. Il mio intervento alla Camera dei deputati

Mara intervento aulaQuando parliamo di persecuzione dei cristiani nel mondo, non raccontiamo di fenomeni che appartengono al passato, ma parliamo di una triste e attuale realtà che oggi, in molti Paesi del mondo, vede coinvolte milioni di persone perseguitate, martirizzate e uccise solo perché cristiane. Essere cristiani ancora oggi significa in molti Paesi essere bersaglio dell’intolleranza, del fanatismo, del fondamentalismo. L’estremismo islamico è la fonte principale di violenze di stermini, di eccidi, ma non è l’unica. All’origine di questa persecuzione ci sono anche il fanatismo induista, buddista, comunista.

In Corea del Nord i cristiani prigionieri nei campi di detenzione sono tra 50mila e 70mila. Mentre sappiamo che l’estremismo islamico ha due centri di gravità.

Uno in Medio Oriente arabo e l’altro nell’Africa sub sahariana, dove i cristiani sono entrati nel mirino di gruppi armati e organizzazioni terroristiche e vengono ridotti al silenzio o decapitati, crocifissi, assassinati. A migliaia costretti a fuggire dalle loro terre, da quelle terre dove il cristianesimo è nato.

La persecuzione dei cristiani ad opera dei miliziani dello Stato Islamico è di una crudeltà sena precedenti. Tanto che Ban Ki-moom non ha esitato a definirla “un crimine contro l’umanità”. Proprio in Iraq dove l’Italia ha dato un contributo determinante anche in termini di vite umane, l’epurazione religiosa è stata e continua ad essere feroce. Dal 2003 il numero di cristiani iracheni è sceso da quasi un milione e mezzo a circa 3000.000.

500.000 sono i cristiani fuggiti dalla Siria, 100.000 solo da Aleppo. In tutto il mondo i cristiani perseguitati sono circa 100 milioni.

Da novembre 2013 al 31 ottobre 2014 si calcola che i cristiani uccisi per ragioni strettamente legate alla loro fede siano stati 4.344, mentre le chiese attaccate per la stessa ragione 1.602.

Questo in sintesi è il quadro con cui ci troviamo a fare i conti.

E’ crudo, è cruento, lo so. Ma a volte per capire ed interiorizzare i contorni di un fenomeno come questo, bisogna conoscere le dimensioni, i numeri che ne determinano l’entità. La persecuzione dei cristiani esiste. È una realtà, è un dramma senza fine.

Papa Francesco nell’omelia della messa per la festività di San Pietro e Paolo denunciava per l’ennesima volta: “le atroci, disumane e inspiegabili persecuzioni (a danno dei cristiani) purtroppo ancora oggi presenti in tante parti del mondo, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutti”.

Quello che uccide, dopo le violenze e le efferatezze compiute, sono il silenzio e l’ignoranza. Non si può più tacere. L’indifferenza con cui andiamo avanti non è più accettabile.

Lo scopo di questa nostra iniziativa della mozione che abbiamo presentato, di questo nostro ritrovarci in quest’Aula vuole essere un colpo all’indifferenza ostinata dell’Italia, dell’Europa e dell’opinione pubblica.

E mi auguro possa sollecitare le nostre istituzioni affinchè facciano tutto quanto e nelle loro possibilità per dare a questa vicenda la centralità, l’attenzione e l’impegno che merita.

Il nostro dibattito di oggi, questa sequenza di mozioni, mi auguro possano essere un momento importante di rivincita della responsabilità sull’indifferenza.

E mi auguro che a questo possa seguire un’azione ferma decisa ed efficace del nostro Paese per affrontare questo dramma con la giusta consapevolezza. Perché il Parlamento, da solo, può fare poco, c’è bisogno di un’azione comune, coesa, sinergica a livello governativo

Abbiamo il dovere di affrontare, a livello governativo, con la giusta fermezza e con tutti gli strumenti della politica e della diplomazia una questione che sta assumendo le proporzioni di un genocidio, di una pulizia etnica, di una tragedia umanitaria senza fine.

Perché i cristiani d’oriente e d’Africa non  hanno bisogno solo delle nostre preghiere o della nostra compassione, ma più di ogni altra cosa hanno bisogno del nostro aiuto e del nostro impegno affinchè vengano tirati fuori dall’inferno nel quale sono costretti a vivere. O peggio a morire.

Un impegno che deve arrivare dall’Italia, dalle sue Istituzioni e che non può che essere guidato dall’Europa.  Dobbiamo capire per esempio che di fronte ad un’America meno interventista l’Europa deve assumersi oneri e responsabilità crescenti e non può più accodarsi, stare a guardare, ad aspettare. E l’Italia dovrebbe farsi promotrice in Europa di una missione diretta a questo scopo.

Quell’Europa che ha il dovere di parlare con una voce sola, e prima ancora ha il dovere di rivendicare e riaffermare con orgoglio i nostri valori, la nostra identità, quella stessa identità che qualcuno vuole annientare e sottomettere. Perché certo è difficile immaginare che l’Europa possa assumere un ruolo guida se rinuncia ad affermare con forza la sua identità giudaico-cristiana, i suoi valori universali proprio nel momento in cui vengono messi in discussione.

E’ quello che chiediamo che l’Italia faccia la sua parte affinchè l’Europa e la comunità internazionale si muovano.

Pretendendo per esempio che il Governo

Sostenga a livello europeo e internazionale ogni azione  volta a riconoscere la persecuzione nei confronti dei cristiani come priorità assoluta, affinché sia condannata e contrastata con ogni mezzo

Così come chiediamo che il Governo ponga in essere ogni iniziativa volta a rafforzare la capacità dei Paesi alleati e di quelli che sosteniamo con gli strumenti della cooperazione internazionale nel fornire adeguata protezione alle minoranze religiose affinchè sia garantito il diritto di tutti ad esercitare e professare la propria fede in sicurezza e libertà.

Chiediamo ancora che il Governo si adoperi affinchè il rispetto dei diritti umani e quindi della libertà di religione e di culto siano al centro delle politiche di aiuto allo sviluppo dell’Ue e degli altri organismi internazionali

Questa è la nostra risposta per contrastare quello che Papa Francesco ha denunciato come la “globalizzazione dell’indifferenza”.

E non posso che esprimere soddisfazione per la posizione assunta dal Governo, che con il suo parere favorevole, ha voluto riconoscere a questa iniziativa un carattere unanime e corale.

Non possiamo più scappare, non possiamo più voltare lo sguardo dall’altra parte, non possiamo far finta che tutto questo non ci riguardi.

E mi auguro che tutte le forze politiche vogliano conferire a questo impegno la forza della coesione e dell’unità.