Proteggiamo le vittime di stalking e di violenza. Per avere sempre meno femmincidi si collabori a tutti i livelli

stalkingCon la legge antistalking nel 2009 siamo andati a colmare un vuoto normativo che fino ad allora impediva alle donne, che rappresentano l’80% delle vittime, di essere tutelate dagli atti persecutori che si traducono in una serie di comportamenti intrusivi, assillanti, ossessivi che non consentono a chi li riceve di vivere normalmente. Come ogni legge anche questa è perfettibile ed il Parlamento ha il dovere di vigilare di monitorare e di capire quali aspetti funzionano e quali risultano meno efficaci. E’ chiaro che il legislatore deve fare la sua parte nel contrasto, nella prevenzione e nella protezione delle vittime, ma su un tema come questo ci sono tanti attori istituzionali che hanno il dovere di collaborare. Come le forze dell’ordine che fanno un lavoro straordinario e che devono continuare a farlo, individuando i casi più a rischio e magari dando loro la precedenza.

C’è la magistratura che deve applicare le misure cautelari come carcerazione preventiva, divieto di avvicinamento e allontanamento coatto, con il massimo rigore e la massima severità, perché queste sono tutte misure che servono a proteggere e a tutelare la vittima e a prevenire reati più gravi, tipo violenze fisiche, stupri e omicidi. Ci sono poi i centri Antiviolenza che devono avere la risorse necessarie per accogliere e proteggere le donne che fuggono da situazioni insostenibili. Il caso di Enza Avino, la giovane donna di Terzigno mi ha particolarmente toccato e mi ha fatto riflettere proprio sulle misure cautelari, perché se fossero state applicate con più severità forse Enza oggi sarebbe ancora viva. Così come è agghiacciante, anche se è presto per esprimersi perché il quadro non è stato ancora ben definito, il caso di oggi in provincia di Catania che ha visto Giordana Di Stefano una mamma di 20 anni morire accoltellata. Giordana aveva sporto varie denunce per stalking da parte del suo convivente e oggi si sarebbe dovuta tenere, anche se poi era stata rimandata, l’udienza preliminare per una delle sue denunce. Ancora non si sa se la morte della donna e le denunce sono collegate, su questo faranno luce gli investigatori, ma se così fosse ci ritroveremmo di fronte ad una nuova tragedia che forse poteva essere evitata. Per fare in modo che non accadano ancora episodi come questi è dunque fondamentale una collaborazione a tutti i livelli, partendo dal legislatore, passando per forze dell’ordine e magistratura, arrivando anche ai mass media che possono svolgere un’azione preziosa nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica.