Il taglio della spesa pubblica nella Legge di stabilità è irrisorio e penalizza gli italiani

renzi leopoldaUna manovra piena di contraddizioni. Questa è la Legge di stabilità per il 2016 del governo Renzi che oggi è stata finalmente inviata al Senato per iniziare l’iter parlamentare dopo aver ricevuto la firma del Presidente della Repubblica. Una finanziaria in cui la spending review doveva essere preminente e che invece rimanda sine die il taglio della spesa pubblica. Buona parte della riduzione della spesa centrale avverrà nei Ministeri, ma attraverso tagli lineari e quindi senza una decisione politica a monte sulle voci su cui si deve risparmiare, con un obiettivo fissato a 3,1 miliardi. Altra voce di risparmio è affidato alle Regioni a cui è stato vietato di alzare le imposte locali tranne Irap e Irpef, aumenti a cui probabilmente i governatori faranno ricorso per sanare il deficit della sanità. Alla fine dei conti dunque una riduzione della spesa che non va a tagliare quei rami secchi che tanto pesano sul bilancio dello Stato ma ricade sulle spalle dei cittadini a cui Renzi ha tentato di addolcire la pillola con la riduzione delle tasse sulla prima casa.