25 novembre: Oggi non commemoro, oggi chiedo a Renzi di impegnarsi davvero per proteggere le donne

giornata_violenza_donne_defEd è arrivato un altro 25 novembre, una giornata di bilanci e di analisi. Una giornata in cui in tutto il mondo si manifesta contro la violenza sulle donne. Ma non sempre è giusto trincerarsi dietro i dati o dietro il numero delle vittime, così da non affrontare il problema reale.
Snocciolando numeri non si salva una vita, non si protegge una donna.
L’Italia ha fatto dei passi in avanti, è innegabile. Ha una legislazione adeguata, ha delle forze dell’ordine attente e preparate e sul territorio i centri antiviolenza lavorano per come gli è possibile.
Ma evidentemente non basta. Se le donne continuano ad essere perseguitate, a subire violenza, a morire, non basta.
Oggi non voglio essere buona o compiacente, non voglio glorificare il lavoro fin qui svolto. No, perché le donne muoiono e quindi è evidente che ci sono ancora dei buchi neri che vanno colmati.
Iniziando col dare certezza di protezione alle vittime di stalking. Quindi, ancora una volta, invoco il massimo della severità nell’applicazione delle misure cautelari. Valutando seriamente anche il ricorso all’utilizzo del braccialetto elettronico, strumento mai sfruttato fino ad oggi e che tra l’altro è contemplato anche nella legge n 119 del 2013, quella contro il femminicido e la violenza di genere.  Ma non è solo questo, perché vorrei chiedere al nostro Primo Ministro, che tanto si fregia di ammirare le donne, di aver fatto il primo governo paritario, che va a New York alle Nazioni Unite a dire che vuole sradicare la violenza di genere, cosa intende davvero fare.
Perché, e mi dispiace dirlo, il Piano Nazionale antiviolenza che è stato varato, soltanto a luglio del 2015 a ben due anni dalla norma che l’ha decretato, non sembra fornire gli indicatori sufficienti.
Dei fondi, che peraltro non sono neanche sufficienti, sono stati stanziati, ma la loro finalità ultima non è stata ben definita. Il risultato è una confusione generale nella distribuzione e nella frammentazione dei finanziamenti che non va ad agevolare né il lavoro che andrebbe fatto a livello centrale né quello svolto sul territorio.
Non voglio fare polemica, ma il nostro Governo, e Matteo Renzi, dovrebbero capire che le donne non servono solo come facciata. Che le donne non sono solo quelle da osannare perché hanno raggiunto traguardi prestigiosi.
Le donne sono Enza Avino, Giordana Nicolosi e tutte le altre che sono morte o sono vittime di violenza. Ed è di loro che uno Stato ed un Governo si dovrebbe occupare, con un’agenda di interventi ben precisa. Un’agenda che spero vedrà la luce e per cui sono disposta a dare il mio contributo. Perché la vita e la sicurezza di una donna, per me, non hanno colore o appartenenza politica.  Ieri il Premier parlando di sicurezza ha ribadito il concetto che per sconfiggere il terrore è fondamentale agire promuovendo e incentivando la cultura. Giustissimo. Anche per combattere la violenza di genere, per sradicare stereotipi e pregiudizi obsoleti bisogna mettere in atto una vera rivoluzione culturale, le leggi da sole non possono farlo. E bisogna iniziare con azioni mirate nelle scuole, perché è lì che iniziano a formarsi le coscienze e gli animi di uomini e donne del futuro.