Questa legge di stabilità non è scritta pensando agli italiani.

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Riporto di seguito il mio intervento alla Camera – Quella che stiamo affrontando oggi è la discussione generale sulla Legge di stabilità. E credo che per affrontare al meglio questa discussione sia necessario un cambio di prospettiva. Un radicale cambio di prospettiva.

Cosa voglio dire?

Che è necessario fare quello che dovrebbe essere scontato, ma che evidentemente non lo è .

Guardare, analizzare, esaminare ciò che stiamo facendo con gli occhi e lo spirito critico che possono avere gli italiani.

Perché la Legge di stabilità non è fatta solo di numeri e conti da far quadrare.

Il bilancio dello Stato, impatta nella quotidianità, su ogni aspetto della quotidianità dei cittadini.

Noi adesso abbiamo la responsabilità di decidere come saranno spesi i soldi degli italiani nei prossimi anni.

E allora è doveroso ascoltare, capire, farci interpreti e soprattutto tradurre in azioni concrete quelli che sono i bisogni degli italiani. Questo dovrebbe essere il compito del Parlamento.

Questo dovrebbe essere soprattutto il compito della maggioranza, del Governo.

Quello che sta accadendo invece va nella direzione opposta, quella cioè di mantenere il potere, di gestirlo, di provare a conquistare il consenso con qualche mancia dal sapore elettorale. Tale e tanta è la paura di perdere il potere che il Governo ha conquistato senza alcuna legittimazione popolare che è stata scritta una Legge di stabilità, pensando allo sviluppo, alla crescita, ma non del Paese bensì del Partito Democratico e della sua parte politica.

Questa Legge di stabilità non è scritta pensando agli italiani.

Non è scritta pensando per esempio a cosa servirebbe all’artigiano campano o all’imprenditore lombardo.

Non è scritta pensando ai quei giovani che si affacciano all’età adulta che non sanno dove sbattere la testa, perché quasi sicuramente dovranno andare all’estero per valorizzare quelle potenzialità, quel sapere che hanno costruito all’interno delle nostre università e delle nostre scuole.

Non è scritta pensando alle donne italiane, ad esempio a quelle donne precarie che vorrebbero tanto fare un figlio ma non lo fanno perché hanno paura di perdere il lavoro.

Non è scritta pensando ai pensionati, ai cassaintegrati e  l’Italia non è fatta soltanto di  storie di successo, di luoghi accoglienti,  scintillanti dove  il Premier ama recarsi per alimentare la sua propaganda.

No.

L’Italia è fatta anche di altro. E’ fatta di famiglie in difficoltà, di  periferie degradate, zone alluvionate ed è a questa Italia che non dobbiamo pensare. E’ per questa Italia che noi dobbiamo lavorare.

Per quell’Italia che non ce la fa.

Per esempio per il Mezzogiorno, per quel Meridione che oggi appare sempre più impoverito, arretrato, paralizzato.

Un territorio dove i giovani gettano la spugna,dove le famiglie congelano i consumi, dove le imprese non riescono a lasciarsi alle  spalle le difficoltà di questi ultimi anni.

Questa è una delle questioni più urgenti del nostro tempo.

 E questa legge di stabilità non la affronta.

Il pacchetto Mezzogiorno inserito in questa legge di stabilità non affronta la questione è semplicemente ridicolo e solo una ricollocazione di fondi già destinati al Sud. Soldi provenienti dal fondo di coesione e dagli stanziamenti europei.

Nessun stanziamento dedicato. Nulla, nessun Masterplan, nessun piano d’azione straordinario Parliamo di quel Sud che già è stato scippato di 3,5 miliardi di euro serviti per le decontribuzione del Jobs Act.

Forza Italia aveva fatto delle proposte. Proposte concrete, realizzabili, prevedendo anche le coperture economiche, dal credito d’imposta agli sgravi per le assunzioni, ma il Governo non le ha neanche prese in considerazione. Il voto in Commissione Bilancio è stato contrario.

E questo è un atteggiamento incomprensibile di fronte ad una crisi senza precedenti che ha provocato una lacerazione profonda nel Paese che il Governo fa finta di non vedere.

Per non parlare dei temi riguardanti il sociale e le pari opportunità. Giusto per informarvi un emendamento di Forza Italia che è stato presentato prevedeva il rifinanziamento del fondo per le pari opportunità è stato dichiarato inammissibile, non respinto ma proprio non ammesso. A riprova di quello che sostengo da tempo: a questo esecutivo della tutela dei diritti interessa poco o niente. Non solo non abbiamo un Ministro per le Pari Opportunità, ma non abbiamo neanche un Capo Dipartimento e neanche il direttore generale dell’Unar e cioè di quella direzione generale che avrebbe il compito di prevedere lo stanziamento di milioni e milioni di euro proprio per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, sul sesso, sulla razza, sulla lingua e sulla religione. Questa è un’altra storia di cui mi piacerebbe che prima o poi il Presidente del Consiglio rendesse conto agli italiani.

Ciò che emerge in conclusione visto che la politica è una questione di priorità. E’ che per questo Governo la priorità non è andare in soccorso dei bisogni, delle esigenze, delle richieste di famiglie, imprese, di giovani che cercano lavoro, di donne che fanno fatica a conciliare vita lavorativa e vita familiare. Ma per questo Governo la priorità è sempre una, è sempre la stessa: garantirsi la sopravvivenza e la gestione di quel potere che hanno conquistato senza alcun tipo di legittimazione popolare.