Relazione sullo stato dell’informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie.

minacce_giornalistiL’articolo 21 della nostra Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” Il nostro compito quindi è quello di  tutelare e difendere quello che è un imprescindibile principio democratico.

In quest’ottica  la Commissione Antimafia ha costituito il  Comitato Mafia, giornalisti e mondo dell’informazione con l’obiettivo di studiare e monitorare il rapporto tra le mafie e l’informazione e, in particolare, le intimidazioni, le minacce e il condizionamento subiti da alcuni  giornalisti, la diffusione geografica del fenomeno e la condizione professionale e delle vittime.

Il lavoro del Comitato è durato un anno, sono state svolte trentaquattro audizioni di giornalisti, direttori di quotidiani, rappresentanti delle organizzazioni di categoria e degli Ordini professionali, magistrati e sono state acquisite oltre quattromila pagine di documenti e atti giudiziari.

La Relazione è, quindi,  un atto corposo, che ripercorre tutto il lavoro fatto e che contiene cose estremamente interessanti.

Quello su cui soffermarsi, su cui riflettere è il quadro grave, inquietante, pericoloso che è emerso dai racconti dei tanti, troppi, giornalisti che sono stati vittima di intimidazione.

Le organizzazioni criminali agiscono con molteplici modalità, alcune dirette e violente, altre più subdole, più insidiose, ma hanno come unico scopo quello di condizionare il lavoro giornalistico manipolando e distorcendo il racconto, per far arrivare ai cittadini una realtà deformata e lontana dal vero.

Ed in questa loro pericolosissima attività trovano indubbiamente terreno fertile nello stato critico del sistema dell’informazione del nostro Paese.

I giornalisti ascoltati in Commissione hanno perpetrato reiterate lamentele sull’assenza di garanzie contrattuali, sullo sfruttamento professionale e sui sempre più ridotti compensi.

Anche autorevoli e prestigiose “firme” hanno candidamente ammesso che il lavoro delle redazioni dei giornali, delle radio e delle televisioni pesa sempre di più sulle spalle di giornalisti che sono formalmente pubblicisti, quindi meno tutelati, più deboli e più fragili nelle garanzie, spesso retribuiti per un pezzo di cronaca, anche delicato e importante, con pochi euro.

Chiaro che in questo contesto il lavoro delle organizzazioni criminali è più agevole, più semplice, più facile.

Se è oggettivamente vero che le intimidazioni e le minacce condizionano la vita e il lavoro di migliaia di operatori dell’informazione, rimanendo spesso impunite, è anche vero che solo gli episodi più eclatanti ottengono la giusta attenzione mediatica.

Credo vada visto certamente con favore, poi, quanto è stato proposto dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Vincenzo Iacopino, in merito alla trasparenza degli assetti editoriali, alla conoscenza della proprietà vera, effettiva, di una testata, magari istituendo un registro, in modo che sia chiaro a tutti chi è proprietario anche dei più piccoli organi di informazione, dei siti web che fanno informazione o dei piccoli giornali locali, per riuscire a smascherare i mestatori, i calunniatori di professione che spesso in modo insidiosissimo e anche meschino cercano di condizionare, chissà per quali interessi,  non solo l’informazione, ma anche la politica.

I  giornalisti destinatari di violenze, minacce, danneggiamenti che provengono dal substrato della criminalità organizzata, e altri che lamentano tipi di condizionamento diversi, meno invasivi ma certamente altrettanto gravi, sono tanti e non possono essere ignorati nè tantomeno abbandonati.

Perché tutti questi casi, verificatisi nell’Italia intera, minano quel diritto fondamentale che ho citato all’inizio: la libertà di informare e la libertà di essere informati

Lo Stato deve garantirla ad ogni costo, tutelando la professione e l’attività dei giornalisti, ma anche prevedendo severe punizioni per chi la insidia.

Nel nostro ordinamento, oggi, vi è un’unica norma penale che tutela meramente la produzione e la diffusione di un mezzo di informazione stampato, da chi agisce con violenza o minaccia. Ma non tutela il lavoro intellettuale del giornalista, la sua attività di ricerca della notizia, di elaborazione e di esternazione del proprio pensiero.

Crediamo che sia necessario rivedere la normativa, inasprendo le sanzioni ed estendendo la tutela anche alle condotte di violenza, minaccia e danneggiamento, quando siano finalizzati condizionare, limitare, impedire la libertà della stampa e degli altri mezzi di comunicazione.

In conclusione, voglio esprimere la solidarietà e la vicinanza del Gruppo di Forza a tutti giornalisti che svolgendo onestamente e appassionatamente il proprio lavoro si trovano o si sono trovati  a dover subire qualunque atto diretto a condizionarne la libertà di informazione e il sacrosanto diritto di cronaca.

E sin da siamo pronti a garantire l’impegno e la disponibilità del mio Gruppo a contribuire a ogni iniziativa legislativa utile a garantire e tutelare con maggiore efficacia la libertà di informare, di comunicare e di diffondere idee, nell’interesse di tutti i cittadini.

E’ un nostro obbligo. E’ un nostro dovere. E’ un impegno che dobbiamo alla categoria dei giornalisti, ma anche all’Italia e agli italiani, che hanno il diritto di essere informati da professionisti liberi da ogni condizionamento. Un Paese infatti è veramente libero quando la sua ‘voce’ può definirsi libera.