Intervista a Mlambo-Ngcuka direttore di UN Woman, sezione delle Nazioni Unite che si occupa di donne

MlamboNgcukaSulle sue “spalle” Mlambo-Ngcuka ha nientemeno che le donne di tutto il mondo, la loro condizione. “Negli ultimi venti anni la situazione è migliorata, ma non sempre e non dappertutto”. Già vicepresidente del Sudafrica dal 2005 al 2008, è stata chiamata dal segretario generale Ban Ki-moon a guidare Un  Women, la sezione delle Nazioni Unite che si occupa specificamente di donne, dove ha preso il posto della presidente del Cile, Michelle Bachelet. “Il nostro obbiettivo? Un mondo dove non esistono disparità e discriminazioni. Ma non basta che la parità sia scritta in Costituzione, anzi…”.

L’anno scorso è stato celebrato il 20° anniversario della conferenza di Pechino. Quali sono i progressi compiuti e quali sono gli obiettivi ancora da raggiungere?

“In due decenni sono stati fatti molti passi avanti: è aumentato il numero di bambine che  hanno accesso all’istruzione primaria e, al contrario, diminuita la mortalità materna e infantile. Ci sono però altri progressi vergognosamente lenti; l’accesso delle donne ad ambiti lavorativi dignitosi, la possibilità di utilizzo di strutture igienico-sanitarie sicure ed affidabili…”.

I progressi sono stati omogenei in tutte le aree del mondo?

“No, non sono stati uguali per tutti gli Stati. Nel 2014,  per esempio, 143 Paesi garantivano l’uguaglianza tra donne e uomini nelle loro Costituzioni, ma uno studio della Banca mondiale del 2016 riscontra che, in compenso, 155 paesi hanno ordinamenti giuridici che giustificano disparità di genere”.

Non bisogna “accontentarsi” della parità scritta, dunque?

“No. Anche nei Paesi che riconoscono pari opportunità permangono atteggiamenti discriminatori e norme sociali che spesso ne impediscono la corretta attuazione. C’è un divario oggettivo tra leggi e consuetudini”.

In quali ambiti permangono le differenze maggiori tra i sessi?

“Le donne lavorano 2 volte e mezzo di più  degli uomini, se consideriamo la cura dei figli e della casa, e sono pagate in media il 24 % in meno per lo stesso tipo di  lavoro. Dobbiamo affrontare la scarsa partecipazione delle donne nel processo decisionale a tutti i livelli, migliorare i loro diritti alla riproduzione e alla salute, aggredire la violenza di genere riuscendo a raggiungere le donne più emarginate e quelle soggette a discriminazione”.

Quali azioni mette in campo la sua organizzazione?

“Nel 2016 abbiamo promosso l’“Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030” con l’obiettivo di affermare come l’uguaglianza di genere sia un prerequisito per un pianeta più sostenibile, pacifico e uguale per tutti”.

Perché è così importante agire a livello globale? Qual è il ruolo di UN Women?

“La parità di genere avvantaggia tutti: donne e uomini, ma non è stata ancora raggiunta in tutti i Paesi del mondo. È per questo che abbiamo bisogno di una spinta globale”.

La violenza di genere è una delle violazioni più gravi dei diritti umani di donne e bambini; quali sono le dimensioni di questo fenomeno drammatico?

“La violenza contro le donne è una pandemia globale. In tutto il mondo, il 35 % delle donne ha subito violenza sessuale e/o fisica solitamente dal compagno. Sosteniamo gli Stati perché adottino leggi che pongano fine alla violenza contro le donne. Il nostro compito è anche quello di condividere e divulgare le migliori pratiche tra i Paesi”.

 In che modo favorite questa condivisione, promuovete una “regia” mondiale?

“Con progetti mirati che affrontino le cause profonde della violenza di genere, battano gli stereotipi e le norme culturali e sociali che favoriscono diseguaglianza e discriminazione. Lo facciamo sostenendo con i nostri fondi fiduciari le organizzazioni della società civile impegnate in questi settori”.

UN Women ha promosso l’iniziativa “Pianeta 50-50 entro il 2030: un passo in più per le pari opportunità”: in cosa consiste?

“Nel chiedere ai governi di sostenere azioni volte a diminuire il divario tra i generi attraverso leggi, politiche, piani d’azione e investimenti adeguati. Finora 91 leader mondiali  si sono impegnati; oggi è tempo che gli impegni si traducano in realtà”.

 

Il mondo sta affrontando una nuova emergenza: il virus Zika. Quali sono i rischi che corrono oggi le donne?

“Le donne sono i soggetti maggiormente infettati dal  virus. E’ necessario riconoscere l’impatto che tale epidemia comporta nella vita delle donne garantendo che i diritti alla Salute, l’educazione sessuale e il diritto alla maternità,  vengano riconosciuti dappertutto”.

In che modo si può agire per scongiurare che il virus si tramuti in milioni di morti?   

“Attraverso informazioni chiare su come e perché proteggere le donne dalle zanzare, dalle infezioni. E’ necessario che venga garantito l’accesso in modo legale e sicuro ai servizi sanitari laddove una gravidanza sia indesiderata o preveda un’interruzione: spesso questa mette a rischio la vita delle donne che talvolta si sottopongono a pratiche pericolose ed illegali. I legislatori e la magistratura hanno un ruolo cruciale in questo”.

Guerra in Siria e instabilità in Medio Oriente hanno prodotto ondate migratorie  verso l’Europa, le società Occidentali sono sotto stress. Donne e bambini sono i soggetti più vulnerabili. Cosa può fare l’Onu?

“Ci troviamo di fronte ad una tra le più complesse sfide alla pace e alla sicurezza  dalla fondazione delle Nazioni Unite. Nuove forme di insicurezza, causate da estremismo violento e dal  crescente flusso di migranti e rifugiati intensificano il problema. Donne e bambini sono colpiti in modo sproporzionato e, per questa ragione, queste ultime andrebbe coinvolte nei processi decisionali”.

Il Comitato Speciale delle donne per la Siria costituisce un importante traguardo. Come funziona?

“UN Women sostiene attivamente il Comitato istituito da Staffan de Mistura e formato da 12 donne siriane rappresentanti della società civile che lo affiancheranno durante tutto il processo di pace. Naturalmente ciò non esclude  di avere donne incluse in ogni tipo di negoziato”.

Nonostante siano metà della popolazione mondiale, le donne non sono ancora adeguatamente rappresentate nei processi decisionali. Quali sono gli ostacoli principali?

“La mancanza di rappresentanza delle donne ad alti livelli non è solo un problema di sviluppo, ma è anche un problema politico che riguarda l’ineguaglianza di diritti. Senza il contributo delle donne, le decisioni non riflettono quelle della popolazione; non possono considerarsi decisioni pienamente democratiche. Nonostante numerosi progressi il cambiamento non sta avvenendo abbastanza rapidamente, anche in Italia”.

Gli indicatori sono positivi, qui da noi.

“Al ritmo attuale, ci vorranno 50 anni per raggiungere la parità di genere all’interno delle assemblee elettive. Garantire la parità di genere e significa avere soluzioni più incisive su diverse questioni: dalla politica macroeconomica, al cambiamento climatico, ai conflitti e al terrorismo, compresa la migrazione. E’ necessario affrontare temi importanti come ad esempio: il congedo parentale, la cura dei bambini a prezzi accessibili, l’effettiva attuazione di leggi per eliminare la violenza contro le donne, e la parità di retribuzione a parità di lavoro”.