Intervista a John McCallum, Ministro canadese per l’Immigrazione, per i Rifugiati e della Cittadinanza

John-McCallumJustin Trudeau, il primo ministro appassionato di yoga, il nuovo “preferito” di Barack Obama, è andato all’aeroporto per riceverli e dire “Welcome refugees”. Ma il piano per l’accoglienza dei rifugiati che entravano nel “suo” Canada e provenivano dall’altra parte del mondo lo aveva preparato John McCallum. Politico navigato, già capo economista della banca centrale canadese e Ministro della Difesa, Trudeau ha voluto cucire addosso al suo collaboratore un dicastero “su misura”, che ha cambiato nome da “Ministero per l’Immigrazione” in “Ministero per l’Immigrazione, per I Rifugiati e della Cittadinanza”. Accoglienza e immigrazione –  impegni presi dal giovane premier alle ultime vittoriose elezioni – sono dunque cosa da economisti. McCallum, classe 1950, studi a Parigi e oggi deputato del Partito Liberale, si trova in questi giorni in Europa, per studiare la situazione sul “campo”. E’ stato a Berlino, in Grecia, a Ginevra con Ban Ki-moon. “C’è una grande crisi umanitaria che parte dalla Siria. Accoglieremo lo stesso numero di persone che per la Prima Guerra mondiale…”, spiega.

Ministro, l’Europa fa i conti con un flusso migratorio epocale e si divide, mentre il suo Paese, il Canada, ha deciso di accogliere migliaia di rifugiati siriani. 

“Il conflitto in Siria è causa della peggiore crisi umanitaria nel mondo di oggi, una emergenza per tutti. Il governo del Canada è impegnato, secondo la sua tradizione umanitaria, a sostenere e a reinsediare i rifugiati offrendo loro protezione”.

Il premier canadese, Justin Trudeau, si è recato personalmente in aeroporto per dare il benvenuto ai primi profughi in arrivo dai campi libanesi, giordani e turchi e lei era lì con lui. Non è troppo?

“Il nostro Paese ha una lunga e orgogliosa tradizione nell’assistere chi ne ha più bisogno, nel fornire rifugio alle persone più vulnerabili. E’ stato accogliendo generazioni di “nuovi arrivati” che, tutti insieme, abbiamo creato negli anni la società di oggi, la nostra cultura, una economia forte”.

 Questa “generosità” è una scelta che risponde a ragioni solo umanitarie o anche economiche?



“L’immigrazione offre vantaggi significativi sia per il Canada, sia per coloro che hanno scelto il nostro Paese per costruire la loro nuova vita. L’accoglienza e l’ integrazione dei rifugiati rafforzano le nostre comunità e contribuiscono al successo e alla crescita del nostro Paese”.

La sua tabella di marcia prevedeva di accogliere 25000 rifugiati siriani entro il 31 dicembre. Quanti ne avete sono arrivati fino ad oggi? 

 “Il Canada ha raggiunto i suoi obiettivi accogliendo più di 26.000 profughi siriani, come parte dell’iniziativa che abbiamo chiamato #WelcomeRefugees”.

Come funzionano le misure di accoglienza, dal punto di vista pratico e legislativo? 

“I rifugiati vengono subito allocati in comunità nelle quali sono presenti centri di assistenza e supporto, alloggi e scuole.  Quando si decide il luogo dove mandarli, si tiene in particolare considerazione la possibilità di effettuare ricongiungimenti con familiari”.

E l’integrazione vera e propria? 

“Dopo pochissime settimane possono iniziare ad accedere ai servizi integrativi, dei quali si occupa il mio ministero direttamente o sostenendo economicamente altri operatori: corsi di lingua, servizi per l’impiego, affiancamento di tutor professionali e workshop. Sono requisiti e passaggi indispensabili per la costruzione di una vita di successo perfettamente integrata nella società. Ai rifugiati siriani viene riconosciuto lo status di “residenti permanenti” e in quanto tali hanno dunque gli stessi diritti  degli altri cittadini”.

Lei ha appena presentato un Piano che si pone come obiettivo quello di riformare completamente il settore dell’immigrazione. Quante persone  prevedete di accogliere nel 2016?

“Nel  2016 il Canada accoglierà tra 280.000 e 305.000 nuovi immigrati o “residenti permanenti”. E’ il numero più alto dalla Prima guerra mondiale in poi. Avevamo promesso di semplificare, ridurre i tempi di concessione della cittadinanza e di badare ai ricongiungimenti familiari e lo stiamo facendo”.

Perchè avete dato questa importanza ai ricongiungimenti familiari?

“Il ricongiungimento familiare è una priorità per il Canada perché rende più veloce ed efficace il processo di integrazione. Il piano pone particolare attenzione anche all’accoglienza di immigrati “sponsorizzati” da coniugi, partner e figli, e mantiene un alto livello di ammissioni di parentela. Il nostro obiettivo è quello di privilegiare soprattutto le famiglie”.

La sua legge sulla Cittadinanza cancella la revoca del passaporto ai canadesi con doppia cittadinanza condannati per terrorismo. Non pensa, al contrario, che il ritiro del passaporto fosse l’atto di dissociazione più pesante che uno Stato possa fare e che, di conseguenza, quello potesse essere uno strumento per contrastare il terrorismo?

“Abbiamo proposto di abrogare la misura che consente la revoca del passaporto ai canadesi con doppia cittadinanza accusati di terrorismo perché il nostro governo si impegna a  garantire che il Canada non abbia due livelli di cittadinanza. Un cittadino canadese resta cittadino canadese e coloro che commettono crimini in Canada si troveranno ad affrontare il sistema di giustizia canadese”.

Non teme che questo cambio, in un momento nel quale il terrorismo è tornato sullo scenario internazionale, possa compromettere la percezione di sicurezza dei cittadini del suo Paese? 

“Assolutamente no. Il nostro governo continuerà a prendere tutti i provvedimenti necessari per contrastare le minacce terroristiche al Canada, ai suoi cittadini e al mondo intero. Su una cosa sono sicuro: accoglienza e integrazione sono strumenti potenti per rendere il mondo un posto migliore e sicuro”.

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