Reportage: Quella palestra di Scampia che salva i ragazzi dalla violenza

scampiaC’è un posto che, in un mondo giusto, sarebbe famoso per i campioni di karate che sforna, per le medaglie che riportano in Italia quando tornano dai campionati in ogni angolo del globo, per le coppe e i trofei che riempiono gli scaffali. E invece questo posto – che poi è Scampia, periferia nord di Napoli-, è tristemente noto per Gomorra, le sparatorie, lo spaccio, le sentinelle che ululano quando ci si avvicina alle “Vele”. Il luogo di cui stiamo parlando è la palestra di una scuola elementare, dove un’ottantina di ragazzi si allenano nei loro kimono bianchi e, una quarantina di ragazze studiano danza e lo fanno all’ombra di un tabellone per il basket piazzato lì per gli altri, quei bimbi che frequentano l’istituto la mattina. Devono fare tutto presto e in fretta perché il tempo a loro disposizione è tra le 17 e le 20, non un minuto in più. In questa palestra, la A.s.d. Champion Center, ci sono medaglie vere: sessanta ori, cinquantadue argenti, 48 bronzi e il premio – per otto anni consecutivi – di migliore società italiana di karate. Il tutto, a partire dal 2002, certificato dalla Fijlkam, Federazione italiana judo karate arti marziali. Medaglie significa anche volti, storie. Come quella di William, che è arrivato terzo al campionato mondiale e dopo il diploma di geometra sta studiando – grazie ad una borsa di studio – ingegneria all’università o Pasquale, oro alle paraolimpiadi, alle quali, tra l’altro, era iscritto come “partecipante più giovane”. O ancora, Emanuele, ventidue anni come William, secondo ai campionati europei e una stretta di mano che ti trasmette tutto il suo orgoglio e la voglia di farcela. A fondarla è stato Massimo Portoghese, atleta, oggi allenatore della squadra italiana giovanile di karate. “Io sono nato qui, a Scampia, ed ho sempre desiderato che la mia società potesse nascere in questo quartiere. Chiediamo da anni uno spazio più consono, che non ci costringa a concentrare tutte le attività in un tempi così brevi, ma non abbiamo mai avuto ascolto”, racconta. Cintura nera 5° Dan, insegnante di body building, ha iniziato a fare karate a sei anni, quasi quaranta anni fa, e nel 1996 ha costituito la prima società. “Il primo fu don Aniello Manganiello: concesse alla mia associazione una struttura all’Oasi del Buon Pastore e proprio lì, in una palestra sprovvista persino di un tappeto, nel pieno centro della piccola criminalità, iniziai a costruire un primo gruppo. Poi, in un secondo momento, un amico aprì una palestra in Via Appia verso Scampia e ci concesse una struttura per poterci allenare; poi siamo venuti qui. Vorrei che le istituzioni ci consentissero di utilizzare uno dei tanti beni confiscati alla criminalità organizzata, perché questo avrebbe anche un valore simbolico”, aggiunge. Lo sport è uno strumento che ragazzi e ragazze utilizzano per mettere il naso fuori da una realtà difficile, dura. “Ci sono ragazzi che sono arrivati qui con gravi problemi personali, famiglie distrutte, genitori violenti che entrano ed escono dal carcere, ed  oggi sono brillanti atleti, studiano all’università, ce l’hanno fatta. Ho la bellezza di sei ragazzi agonisti che oggi, grazie anche al sostegno economico della Fondazione Pavesi, diventeranno dottori”, ricorda. Molti ce la fanno, ma non tutti. “Penso spesso ad Antonio che trafficava droga e che, per questo, si trova ancora in galera”, ammette il maestro, che ha organizzato una struttura nella quale chi vince una medaglia poi mette a disposizione le cose che ha imparato a favore dei più piccoli, diventa maestro a sua volta. “Voglio diventare forte per combattere i cattivi”, dice Salvatore, otto anni, nato a Scampia, ospite fisso della palestra. “Io invece voglio diventare un maestro di Karate ,così aiuto i bambini a non stare in mezzo alla strada”, racconta invece il piccolo Christian. E le bambine? Per loro c’è la danza. E ad insegnare loro piroette, volteggi, ma soprattutto regole e disciplina, c’è Caterina Gibelli, moglie di Massimo Portoghesi da venti anni. Due figli, Morena e Alessandro che a 17 anni è già campione italiano di Karate, studia al liceo scientifico e aiuta il papà ad allenare i piccoli campioni. “Voglio solo che realizzino i loro sogni”, dice Massimo parlando dei suoi figli. E a volte, per inseguire i sogni, non bisogna andare molto lontano. A Scampia, all’ombra delle Vele, c’è una palestra dove nascono i campioni.

Maestro Massimo Portoghese, perché i ragazzi di Scampia scelgono il karate e vengono da lei?

“Inizialmente perché vogliono fare a botte, essere più forti degli altri. Ma poi imparano le regole, la sana competizione, controllano la loro rabbia e la indirizzano in qualcosa di costruttivo, positivo. Attraverso la disciplina e il rispetto insegno loro che è importante comportarsi bene sul tappeto come nella vita”.

Lei ha vinto medaglie, è un atleta affermato. Perché ha deciso di operare qui, a Scampia?

“Sono nato a via Via Antonio Labriola, ho cominciato a fare karate a 6 anni e ho sempre voluto fare qualcosa per la mia gente, il mio quartiere e la mia città. Per un senso di rivalsa. Per me è una missione. Ci sono stati momenti in cui avevamo paura di uscire,di camminare per strada,di raggiungere la palestra. Avevamo paura di finire in mezzo alle sparatorie,di restare uccisi. Ma io e mia moglie siamo qui,non andremo via.”

 Si è sentito supportato?

“La politica non ci ha mai accolto molto bene, ignoro i motivi… Da circa cinque o sei anni, infatti, attendiamo un lieto fine che sembra non arrivare mai. Abbiamo chiesto la disponibilità di un locale adeguato, magari di un bene confiscato alla camorra, ma nessuno ci presta ascolto”.

 Quale è la cosa che le da più soddisfazione?

“Non le medaglie, ma vedere che con lo sport riesco a rendere felici i miei ragazzi, a dare loro speranza e capacità di credere nel futuro. A costruire un’alternativa alla delinquenza e alla devianza.”

Cosa sogna per Scampia?

“Sogno di avere una zona pedonale, dei bar, dei ristoranti, dei luoghi di aggregazione. Sogno la normalità”.