Intervista a Maria Stratigaki, vicesindaco di Atene

unnamed-4Maria Stratigaki ha passato gran parte della vita sui libri, a studiare le politiche di genere. Prima ha lavorato – dal 1989 – alla Commissione Europea, poi è stata segretario generale per l’uguaglianza di genere al ministero dell’Interno del suo Paese, la Grecia. Da settembre 2014 è vicesindaco di Atene, dove si occupa di “solidarietà sociale, welfare e uguaglianza”, ed ha potuto osservare le manifestazioni di piazza, i bancomat senza soldi, la crisi che ha portato alle dimissioni e al successo di Alexis Tsipras. “Sono stati fatti molti errori, il debito c’è ancora, ma resteremo nell’Eurozona”, spiega la professoressa, vicina al principale partito di centrosinistra. “E saranno proprio Grecia e Italia a dimostrare che l’Europa ha ancora un volto umano…”, aggiunge fiduciosa.

Chi ha pagato le peggiori conseguenze della crisi economica: gli uomini o le donne?

“La crisi economica ha paradossalmente diminuito le diseguaglianze di  genere,  dal momento che ha livellato i tassi di occupazione delle donne quasi al pari di quelli degli  uomini. I lavori “tipicamente” maschili come, per esempio, quelli del settore edile e industriale sono stati molto colpiti mentre i settori che impiegano più manodopera “femminile”, come i servizi e il settore pubblico, hanno fatto registrare un numero minore di licenziamenti”.

Vista così, ci sarebbe quasi da considerare la crisi “benedetta”…

“Certo che no. I tagli alla spesa, soprattutto nei servizi sociali, con forte occupazione femminile e diretti principalmente ad un’utenza femminile, hanno avuto un impatto negativo nella vita quotidiana delle donne. Le dirò di più: i tagli agli stipendi non hanno più consentito a moltissime donne di ricorrere all’aiuto di personale per i lavoratori domestici e ciò ha comportato grossi problemi nella conciliazione tra lavoro e vita domestica alle donne lavoratrici…”.

I provvedimenti per la conciliazione e contro la violenza sulle donne hanno un prezzo. Cosa è possibile fare oggi?

“Non sono queste le cose su cui è giusto e bene risparmiare. Nel 2010 ho preso la decisione di allocare tutte le risorse disponibili presso il Segretariato per le Pari Opportunità al fine di garantire la tutela di genere e sono contenta di averlo fatto. Era la prima volta in Grecia che veniva creata da zero una rete nazionale di consultori e linea di assistenza 24 ore su 24 per donne che subiscono violenza di genere in tutte le forme. Anche i Fondi dell’Ue sono stati preziosi in questo grande progetto”.

In questo quadro, però, sembra emergere un nuovo protagonismo delle donne in politica.  Una donna è candidata alle presidenziali Usa, il volto più noto dell’Ue è quello di Angela Merkel… Come è la situazione nel suo Paese?

“Sono nati nuovi partiti con forte partecipazione femminile, soprattutto nel Parlamento del 2012. Tuttavia questo protagonismo non ha trovato riscontro nel governo Syriza che, in Grecia, ha diminuito la quota rosa in posizioni ministeriali, nonostante la retorica del suo leader, Alexis Tsipras”.

E gli uomini, politici e non, cosa possono fare?

 “Sono gli uomini che devono capire l’importanza della  parità di genere e assumere ruoli, compiti e responsabilità attualmente relegati solo alle donne. La difficoltà più grande è quello di cambiare gli uomini, non le donne. E non mi riferisco soltanto al loro ruolo pubblico, mi lasci dire…”.

Dica pure.

“In paesi come l’Italia e la Grecia in cui il ruolo domestico ricade più sulle donne che sugli uomini, è necessario modificare  gli atteggiamenti e comportamenti per la maggior parte degli uomini che delle donne. L’equa ripartizione dei ruoli deve essere l’obiettivo nelle moderne società europee e può essere anche un volano dello sviluppo economico”.

Non si può dire che la condizione femminile sia peggiorata, in Europa. Non è già qualcosa?

“Benessere sociale, crescita economica e politiche democratiche hanno certamente contribuito ad andare nella direzione giusta. E infatti non c’è dubbio che le società europee siano più vicine al concetto di parità di qualsiasi altra società nel mondo”.

La Grecia è stata dipinta per mesi, prima del referendum sugli accordi con l’Europa e il possibile ritorno alla dracma come un “problema” continentale; oggi, nella gestione del dramma dei rifugiati sembra diventata la “soluzione”. È così? 

“L’estate scorsa il governo Syriza ha intrapreso una forte negoziazione senza prendere in considerazione il contesto economico reale nell’Ue. Inoltre, la mancanza di esperienza, prospettive fin troppo ottimiste e un ministro interessato più al suo ego che agli interessi del Paese, ha peggiorato di fatto  la situazione e comportato sanzioni e obblighi  pesanti per il paese”.

Si riferisce a Varoufakis? Ha appena fondato un suo partito transnazionale, è venuto anche in Italia a presentarlo.

“Già, e purtroppo oggi ci troviamo nuovamente in  una situazione simile, con l’ accordo per il patto di stabilità non ancora raggiunto.  Penso che sia necessario un approccio più realista. Restare nell’Eurozona per me è una priorità per chiari ed evidenti motivi di uguaglianza, democratici e sociali”.

Ritiene che le autorità europee abbiano trasmesso una immagine veritiera e corretta del suo Paese? 

“Vero” e “giusto” sono nozioni che tutti percepiscono  in modo diverso secondo le proprie convinzioni. La verità è che c’è attualmente un debito enorme, anche se si potrebbe obiettare circa le ragioni e le colpe per esso. Le persone hanno sofferto molto duranti gli  ultimi 6 anni per una crisi di cui non erano responsabili e nel Paese si respira una pesante sensazione di ingiustizia sociale. L’enorme riduzione del nostro potere di acquisto è oramai una condizione quotidiana dolorosa”.

Oggi c’è anche una emergenza-rifugiati che coinvolge soprattutto i Paesi dell’Europa meridionale.

“Il tema dei rifugiati è globale, dovrebbe interessare tutto il mondo. Chiaramente l’ Europa dovrebbe ricevere un gran numero di rifugiati in quanto Continente tra i più prosperi del mondo. In questo senso, le frontiere dovrebbero essere aperte,  come da supplica di Papa Francesco a Lesbo. Il suo messaggio è stato straordinario e potrebbe  mobilitare l’enorme potenziale della Chiesa cattolica in tutto il mondo.

Molti osservatori dubitano della capacità della Grecia di arrivare al riconoscimento dei profughi e di gestirne lo spostamento in altri Paesi; pensa che sarete in grado di gestire questo lavoro, così oneroso, sollevando altri Paesi da questa pressione?

“Sono Sicura che la Grecia riuscirà a fare tutto, gestendo i rifugiati dentro e fuori il Paese. È vero, però, che è già stato sprecato molto tempo e bisogna fare in fretta”.

Ritiene che l’Europa stia gestendo correttamente la crescita del fenomeno dell’immigrazione? E pensa che l’Ue stia supportando abbastanza i Paesi che, come la Grecia e l’Italia, sono sulla frontiera?

“È evidente che alcuni governi dell’Ue non fanno la loro parte nell’ affrontare il problema dei rifugiati. Purtroppo manca nella Ue una condivisione di politica integrata in grado di risolvere questi problemi. Credo che l’allargamento verso l’ Europa orientale non avrebbe dovuto essere una priorità, ma, da europeista, avrei preferito il rafforzamento del suo nucleo principale, prima. I mercati sono unificati, ma non la politica estera o, peggio ancora, le politiche sociali. Comunque sono sicura che Grecia e Italia, Paesi con una lunga storia di migrazione, saranno quelli che salveranno la reputazione dell’Europa, dimostreranno che questa ha ancora un volto umano!”.