La nuova legislatura è partita nel migliore dei modi, con l’approvazione rapidissima nei due rami del Parlamento, con voto bipartisan, di una legge che aumenta le tutele per le donne e contrasta la violenza. L’Italia ancora una volta ha fatto la sua parte, si dimostra un Paese sensibile a queste problematiche e avanzato dal punto di vista legislativo. Ora, come ha sottolineato il ministro Emma Bonino, è importante che gli altri partner europei facciano lo stesso. Compito della classe politica tutta è proseguire l’impegno nel contrasto della violenza di genere.
Con le epurazioni, le cacciate continue, la gogna delle rete per i parlamentari “colpevoli” di avere contestato la linea del capo, gli streaming interrotti in fretta e furia, le minacce e i dossieraggi contro parlamentari eletti dal popolo, l’M5S sta dimostrando di non poter essere una forza di governo del Paese. La maggioranza che sostiene oggi l’esecutivo di Enrico Letta è l’unica possibile in questo Parlamento: una alternativa credibile semplicemente non esiste. Cio’ non significa che ci si debba “accontentare”: il Pdl continuera’ ad essere stimolo costruttivo, a premere perche’ si sfrutti la forza dei numeri per incassare risultati importanti, come la riforma del fisco e, di conseguenza, il blocco dell’aumento dell’Iva.
Ieri due episodi di violenza inaudita hanno nuovamente scosso le cronache. Uno a Vittoria, in Sicilia. Un bidello, respinto da un’insegnante che ne rifiutava le avance, ha esploso cinque colpi di pistola contro di lei ferendola a morte. Un amore maledetto che ha fatto scattare qualcosa di imponderabile e inaccettabile, portando all’estremo gesto. L’altro a Scampia, quartiere Nord di Napoli, dove un ragazzo di 28 anni ha ucciso la madre, una donna di 52 anni, colpendola ripetutamente con calci e pugni ai quali la poveretta non ha potuto opporsi, semplicemente perché si era rifiutata di portargli un bicchiere d’acqua.
Soltanto poche ore prima eravamo rimasti sgomenti di fronte al ritrovamento di una giovane ragazza di nazionalità rumena picchiata barbaramente e chiusa in un sacco. Potremmo continuare, purtroppo. Ma non vogliamo. Il bollettino di queste morti e di queste violenze assurde, è lungo, lunghissimo e ci addolora e ci indigna allo stesso tempo.
Cosa c’è che non va? Da dove proviene questa facilità alla violenza? Questo inesorabile travolgimento che sembra lasciarci senza difesa? Se c’è un gap culturale da colmare per porre fine a tutto questo allora, lo ribadiamo ancora una volta, è il momento di impegnarci a fondo.
Sia un’urgenza, sia una bandiera, sia un obiettivo. Bisogna continuare a urlare forte che i soli risultati del passato non ci bastano più. Serve un cambio di paradigma, un cambio di mentalità.
Inizi ognuno di noi, nel suo piccolo, rifiutando ogni giorno il perdono alle violenze, rifiutando giustificazioni di fronte a gesti irrispettosi che troppo spesso sono l’anticamera di comportamenti ben peggiori.
Ora che anche Pd e M5s si sono resi conto che le decine di migliaia di abbattimenti programmati in Campania per la mancata adesione al condono del 2003 avrebbero conseguenze sociali drammatiche, che non si tratta di fare sconti a qualcuno, ma di scongiurare che l’equivalente della popolazione di una grande citta’ si ritrovi d’un colpo senza un tetto, sono fiduciosa che riusciremo a trovare una soluzione efficace.
Nessuno – e certamente non Francesco Nitto Palma con la sua proposta – ha mai voluto regolarizzare il deturpamento del territorio o consentire la cementificazione selvaggia: per evitare ulteriori difficolta’ in un’area gia’ duramente colpita dalla crisi e’ sufficiente riaprire i termini del condono 2003, lo stesso cui hanno potuto aderire i cittadini italiani residenti nelle altre Regioni. Ora che anche gli altri due principali partiti rappresentati in Parlamento hanno preso consapevolezza dell’entita’ del problema sara’ certamente possibile lavorare ad una proposta utile e condivisa.
Il governo “di svolta” è quello che produce risultati, affronta l’emergenza lavoro, si occupa del fisco, viene sostenuto da uno schieramento parlamentare larghissimo e può contare su una maggioranza forte. Non può esserlo certamente un governicchio tenuto in piedi col voto di gruppi improvvisati, frutto di una scissione da un movimento che non ha retto il peso delle sue contraddizioni.
Si continui pure a parlare di “falchi” e “colombe”, se si vuole, ma certo non è ancora venuta ancora l’ora degli “avvoltoi”: l’esecutivo di Enrico Letta è l’unico possibile, il più utile per gli italiani. Il Pdl continuerà a sostenerlo con lealtà e ad incalzarlo perché produca i risultati attesi dal Paese.
Che i nuovi Consigli comunali fossero diventati più “rosa” lo si era intuito gia’ dai primi risultati, dalle notizie -frammentarie – che provenivano dai singoli Comuni all’indomani dello spoglio. I recordman di preferenze, non a caso, stavolta erano recordwomen.
Ma che la “doppia preferenza di genere” avesse terremotato la classe politica comunale raddoppiando la presenza femminile nelle istituzioni più vicine ai cittadini lo dimostra soltanto oggi il Cise. Il Centro studi elettorali diretto dal professor Roberto D’Alimonte ha infatti comparato la presenza femminile di oggi con quella di cinque anni fa, prima che fosse introdotta la “doppia preferenza di genere”. I risultati sono quelli nella tabella allegata. La misura, che proposi quando ero ministro per le Pari Opportunità e venne approvata dal Parlamento nel 2012, consentiva e consentirà di esprimere due preferenze anzichè una nel caso vadano a due persone di sesso diverso. La norma, che ha esordito nel voto del mese scorso, era finalizzata a promuovere un’equa rappresentanza di genere senza prevedere “quote” o altri automatismi, ma, semplicemente, dando una possibilità in più all’elettore, affidandosi alla sua volontà.
I casi analizzati dal Cise riguardano i 16 Comuni capoluogo coinvolti dall’ultima tornata elettorale, disaggregati fra Nord, Centro e Sud. Come scrivono i ricercatori “le percentuali in termini di donne elette, rapportate al totale, non lasciano dubbi in merito al successo dello strumento”. Dove le cose vanno “male”, infatti, le donne elette nei Consigli raddoppiano. Al Sud va ancora meglio che al Nord. In termini percentuali e a livello nazionale la presenza delle consigliere donne è due volte e mezzo quella della precedente tornata, mentre nei capoluoghi meridionali e’ addirittura quadrupla.
Ed e’ solo l’inizio: la legge, proprio perche’ di recentissima approvazione, resta ancora poco nota, cosi’ come lo strumento della doppia preferenza. L’ondata di amministratrici in “rosa”, osserva ancora il Cise, e’ trasversale, anche se sono stati gli elettori di centrosinistra a fare meglio di quelli di centrodestra, stavolta.
Mi aspetto che questi numeri facciano segnare un deciso cambio di passo anche sulla composizione delle Giunte, che non potranno non tenere conto di questi risultati e che, per la prima volta, grazie sempre alla legge 215/2012, dovranno garantire “adeguata presenza femminile”. Di certo il sistema funziona. E, come rilevano ancora gli studiosi, “il meccanismo delle doppie preferenze si candida ad essere un ottimo strumento nel riequilibrio di genere, all’interno delle istituzioni rappresentative”.
Penso che la nuova legge elettorale, quella che scriveremo nei prossimi mesi, alla quale stanno lavorando i “saggi” e che utilizzeremo per eleggere il nuovo Parlamento, non dovrebbe prescindere da questa certezza. Se reintrodurremo -come chiede qualcuno – le preferenze, sicuro dovrà esserci la possibilità di esprimerla “doppia”. Sarebbe una possibilità in più per l’elettore e una grande chance per il Paese di correggere una distorsione della rappresentanza che ci trasciniamo da troppi anni.
Tab. 1 – Rappresentanza femminile nei consigli comunali dei 16 capoluoghi al voto nel 2013: confronto con le elezioni precedenti e disaggregazione territoriale *
Tab. 2 – Rappresentanza femminile nei consigli comunali dei 16 capoluoghi al voto nel 2013: confronto con le elezioni precedenti e disaggregazione per coalizioni *
Bene l’intervento tempestivo e drastico della Lega Nord: la frase di Dolores Valandro sul ministro per l’Integrazione è inaccettabile, un’offesa per tutti e per tutte.
Non ci sono momenti di rabbia o altri stati d’animo che possano giustificare un simile abominio. Al ministro Cecile Kyenge la solidarietà e la vicinanza mia e dei deputati Pdl. Nessuna differenza di idee o pensiero può e deve giustificare la violenza, anche solo verbale.







